A.Dohrn e la figura del comunicatore

Nel corso dei miei studi universitari e post universitari più volte mi sono imbattuto nella figura dello scienziato e fondatore della Stazione Zoologica di Napoli Anton Dohrn. Ogni volta, ho pensato quanto fosse moderno e come nel passato già rappresentasse in pieno le caratteristiche dello scienziato moderno.  Basti pensare al notevole impatto che ebbe la realizzazione della Stazione Zoologica sulla comunità scientifica e sulla società tutta. In pochi anni la Stazione divenne il punto di riferimento di numerosi ricercatori, molti dei quali avrebbero poi vinto il premio Nobel.

Le caratteristiche organizzative che hanno contribuito a determinare questo successo, unico per il suo tempo e nel suo genere,  ci vengono elencate in maniera esaustiva dal sociologo Domenico De Masi nel suo saggio La Fabbrica della Scienza, estratto dalla rivista IBM. De Masi presta attenzione, in particolare, ad alcune caratteristiche proprie di Anton Dohrn che, per forze di cose, si riverberarono sulla Stazione Zoologica. Un senso spiccato, modernissimo, del marketing e della promotion; la capacità di reclutare gli uomini giusti e addestrarli a dovere; il saper motivare i collaboratori; la parcellizzazione dei compiti tra gli scienziati e il personale di servizio; l’interdisciplinarità e l’internazionalismo garantiti dal sistema dei tavoli; l’adozione di nuove tecnologie, per far fronte alle continue esigenze della ricerca;  il continuo allargamento a compiti limitrofi, viatico per l’apertura a nuove materie; la creatività e il rigore scientifico; l’elasticità dell’organizzazione; la modernità della struttura. In altri termini, la Stazione costituisce il primo esempio di organizzazione concepita come sistema biologico, come network di funzioni biologicamente interagente con l’ecosistema.

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Una delle prime foto della Stazione Zoologica Anton Dohrn

E’ indubbio che uno dei massimi pregi di Anton Dohrn fu quello di comunicare e promuovere l’immagine della Stazione Zoologica nel mondo. La grande propensione verso il marketing e la promotion fecero del biologo tedesco uno dei primi manager scientifici del suo tempo. La creazione di monografie o di preparati marini,  ne furono un lucido esempio: questi espedienti non devono infatti essere concepiti come strategie per creare reddito, ma rappresentano tuttora un chiaro esempio di comunicazione scientifica. Non erano opere rivolte soltanto ai ricercatori (e quindi fondamentalmente destinate ad un pubblico di nicchia), ma spesso finivano per essere acquistate da un pubblico più vasto. Le stesse monografie si ritrovavano sui salotti culturali di mezza europa, mentre i campioni preparati da Lo Bianco facevano parte di mostre ed esposizioni aperte al pubblico, oltre che strumenti utilizzati come uno strumento di ricerca e didattica.
L’attenzione alla comunicazione è certificata dalle numerosi conferenze pubbliche che il biologo tedesco organizzò, nell’intento fondamentale di divulgare e far accettare le teorie evolutive di Darwin, a cui aveva molto creduto e per cui si era prodigato in un certo senso per la costruzione della stazione zoologica.Il suo obiettivo era quello di validare in maniera definita le teorie del famoso ricercatore inglese, con le ricerche svolte all’interno di questo istituto.
Per promuovere ulteriormente i risultati che si ottenevano all’interno della stazione, nel 1879 Dohrn fondò due riviste: la Mittheilungen aus der Zoologischen Station zu Neapel, che aveva un carattere internazionale essendo scritte in quattro lingue, italiano, tedesco, francese e inglese, e lo Zoologischer Jahresbericht. Le riviste ebbero un enorme successo e, oltre a garantire una discreta rendita, rappresentarono un potente mezzo di comunicazione per tutti quelli che non potevano essere in contatto diretto con la Stazione Zoologica.
Anche l’acquario, parte integrante della stazione, svolse un ruolo fondamentale: non solo sul piano economico, ma anche su quello comunicativo. La sua apertura al pubblico gli diede la possibilità infatti di mostrare l’emozione e il fascino del mondo marino ai visitatori di ogni classe sociale, trasformando una scienza che fino a quel momento era vista dai non adetti ai lavori con una certa diffidenza in una scienza in grado di incantare e meravigliare, contribuendo a creare  un’immagine positiva della ricerca scientifica nella mente del grande pubblico.
In sintesi – riprendendo di nuovo un passaggio di De Masi – la Stazione Zoologica di Napoli è stata un sistema che Anton Dohrn alimentò continuamente di risorse umane, di risorse finanziarie e di risorse tecniche. Un sistema che ha prodotto numerosi output, a fronte dei numerosi input, di varia natura: dalle pubblicazioni degli studiosi alla divulgazione scientifica, dai preparati biologici alle idee, e soprattutto agli scienziati che, formati nel clima irripetibile della Stazione, passarono a dirigere altrove musei e cattedre, e fondarono altrove istituzioni che alla Stazione si ispiravano e che a volte ne hanno persino superato l’importanza.