Che aria respiriamo in Europa?

Europa unita per la prima volta anche per partecipare a uno studio decennale (che ha interessato oltre 60 stazioni di misurazione atmosferica) sulla rilevazione della composizione fisica e chimica dell’aria che respiriamo. Alla ricerca, condotta da J.-P. Putaud e colleghi, hanno partecipato per l’Italia, oltre alla stazione di rilevazione dell’Ispra, anche due istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche: l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera (ISAC) di Bologna e l’Istituto per l’Inquinamento Atmosferico (IIA) di Montelibretti (RM).

Le oltre 60 stazioni di misurazione atmosferica dell’Europa nord-occidentale, dell’area del Mediterraneo e dell’Europa centrale hanno compreso zone naturali, rurali, suburbane, urbane e vicine a strade ad alta percorrenza. I dati, raccolti con periodicità annuale o stagionale, hanno permesso di discriminare fra valori di PM10 (particolato fine) e PM2,5 (particolato ultrafine) da una parte, e fra concentrazione di particelle di aerosol e composizione chimica del particolato dall’altra. La misurazione di PM2,5 fa parte della storia recente del monitoraggio ambientale, poiché la nuova direttiva europea 2008/50/EC ha stabilito il raggiungimento degli obiettivi di concentrazione ed esposizione dell’inquinante entro il 2010.

Questi, in sintesi, i risultati salienti, ottenuti nell’ambito dell’iniziativa “COST Action 633 “supportata dall’UE, che integrano e rivedono in parte quelli dei precedenti studi del 2004 (Van Dingenen et al., 2004; Putaud et al., 2004):

  1. non vi è una relazione fissa fra le concentrazioni della massa di PM2,5 e PM10 in tutti i siti, anche se nei singoli siti si sono registrati rapporti piuttosto costanti oscillanti fra 0,5 e 0,9;
  2. non vi è una correlazione generale fra massa di PM e concentrazioni del numero di particelle, anche se nella maggior parte dei siti queste ultime aumentano con i livelli di PM2,5;
  3. il PM10 e il PM2,5 sono generalmente costituiti da materia organica, solfati e nitrati;
  4. la polvere minerale pare essere la componente principale di PM10 lungo le tratte a notevole percorrenza dell’Europa meridionale;
  5. la percentuale di PM10 caratterizzata da solfati e nitrati diminuisce passando dalle zone rurali a quelle urbane e vicino a strade a forte percorrenza, mentre aumenta quella dei composti carboniosi.

Le novità riguardano il rapporto decrescente fra particelle ultrafini e concentrazione del numero di particelle nella concentrazione di PM2,5 (eccetto un sito) e l’aumento delle differenze nei valori chimici di PM passando dalle aree nord-occidentali a quelle meridionali o centrali europee. Particolarmente interessanti per l’Italia sono i dati riguardanti la Pianura Padana. Come ci spiega Sandro Fuzzi dell’ISAC-CNR di Bologna “durante l’inverno, e in particolar modo nelle ore notturne, i primi 200 m di strato atmosferico più vicino al suolo non scambiano con l’atmosfera libera. Si tratta di una particolare situazione meteorologica dovuta anche al fatto che, a parte il versante orientale, la pianura padana è circondata da montagne che intrappolano gli inquinanti emessi”. La qualità dei risultati forniti dalla stazione di Bologna e dagli altri due siti nazionali di ricerca si spinge oltre gli standard previsti dalla legge (v.i reti di monitoraggio degli enti di regolamentazione EMEP e AirBase) e permette di stabilire, oltre alla composizione chimica, anche le precise dinamiche dei fenomeni inquinanti dell’atmosfera.