Contenuti verticali, quale futuro?

Qualche giorno fa, ho letto un articolo di Rudy Bandiera in merito alla morte dei contenuti verticali.

Era da un po’ che ci pensavo, ma non essendo un’autorità in materia non ne avevo mai parlato.

Sono anni che leggo e sento sempre la solita storia. Come una sorta di mantra web 2.0, tutti i “guru” recitano più o meno così: Trova la tua nicchia e scrivi solo di essa. In questo modo ti accrediterai con i motori di ricerca come esperto in quel settore, veicolando tanto traffico sul tuo sito e guadagnando con Google Adsense. Ovviamente l’ho banalizzata ma il succo fidatevi è questo.

 

Il più delle volte avere un blog di nicchia significa crearsi un vitalizio… per la serie fatti la nicchia tua, te lo dico d’amico.

Pochi vi diranno che è un processo lungo e faticoso. Pochissimi invece quelli che vi sveleranno che forse solo uno su mille ce la fa. Forse appunto, perché le difficoltà oggettive sono tante e Rudy le ha illustrate meglio di quanto potessi fare.

Meditare oggi, ad esempio, di aprire un blog che parla di copy o di social media marketing, farlo da zero e pensare che possa diventare il tuo lavoro penso… penso possa essere molto audace. Non impossibile, bada, ma audace.
Esistono dei punti di riferimenti di settore che sono iper-stabili, con grande reputazione e credibilità, molto difficili da sradicare, e se continueranno a fare bene il loro lavoro come stanno facendo, saranno sempre più difficili da sostituire. [Rudy Bandiera]

E’ per questo motivo che da un po’ di tempo penso che scrivere sempre e solo di uno stesso argomento per accreditarsi non è proprio un must da seguire. Inoltre sempre più a causa di questa tendenza i vari blog stanno perdendo il carattere umano che li contraddistingue dai magazine o dai siti di informazione. Ormai molti luoghi che prima erano di discussione e dialogo, per primeggiare nella propria nicchia si sono trasformati in una sorta di blogghifici.

Ma possono ancora essere considerati in questo caso dei blog? Dov’è la caratteristica umana? Seguiresti davvero qualcuno che scrive come un comunicato stampa? Penso di no!

E’ il carattere e la fiducia che si ha in chi scrive infatti che il più delle volte spinge un follower a seguirti.

Molte persone che mi seguono su twitter o su linkedin (sul blog sono una mezza ciofeca e non ho molti follower) non lo fanno perché ho una bella foto o condivido informazioni particolarmente brillanti, ma perché mi conoscono e spesso personalmente. Mi hanno sentito parlare, agire e comportarmi e questo magari li ha spinti a conoscere più di me, a fidarsi, a continuare ad ascoltarmi.

Seguirmi sui social media è stato semplicemente un canale per restare in contatto.

Ritornando a bomba sul discorso del blog, penso quindi che dare un taglio più personale allo strumento e dimenticarsi ogni tanto delle nicchie diventa fondamentale. Metterci più io e far uscire quello che si pensa, il proprio punto di vista insomma, è essenziale.

Qualche giorno fa per esempio ho incontrato in Aereoporto Marco Cattaneo, autore del Blog Made in Italy non che direttore di Le Scienze. L’ho riconosciuto al volo sebbene non l’avessi mai visto, perché nel suo blog che seguo da tempo, c’è molto di suo e del suo punto di vista nelle cose. Parla di molte cose senza mai concentrarsi in maniera asfittica sulla nicchia che deve seguire.