Horizon 2020 primi correttivi per aumentare il tasso di successo

E’ tempo di bilanci per Horizon 2020. Con la chiusura del primo bienno di programmazione ed il lancio dei piani di lavoro 2016-2017, la Commissione Europea sta analizzando le performance registrate e delineando le strategie da adottare per il prossimo futuro.

Quello che desta maggiore preoccupazione, al momento, è il tasso di successo. Lo stesso Robert-Jan Smits, Direttore Generale della Direzione generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, durante un’intervista rilasciata a Science Business, ha confermato un trend non proprio positivo che risulta collegato, quasi paradossalmente, alla grossa popolarità di Horizon 2020:

“It’s more popular than ever before. But with our success rates we’re heading to a situation where we have to be very careful not to scare away top researchers”

In effetti, dati alla mano, c’è molto da riflettere. Attualmente il tasso di successo in Horizon 2020 si attesta tra il 12% e il 14%. Paragonati al tasso di successo registrato da altri programmi, i numeri sono decisamente bassi. Nel Regno Unito, ad esempio, un ricercatore deve affrontare il 30% di probabilità di successo quando applica al Major Research Councils. Negli Stati Uniti, il tasso di successo si attesta tra 22% e 24% per la National Science Foundation e al 18%-21% per il National Institutes of Health. Anche in Australia, dove pure sono stati tagliati i finanziamenti pubblici per la R&S, i candidati al National Health and Medical Research Council hanno una probabilità di successo del 21%.

La preoccupazione della Commissione Europea è che, di fronte ad un tasso di successo del 10%, le grosse istituzioni (sia universitarie che di ricerca) decidano di investire il loro tempo e denaro in altri programmi in cui la possibilità di ricevere un finanziamento sia decisamente più alta.

Cosa fare, dunque? La Commissione Europea ha già pensato a due misure correttive.

Come confermato dallo stesso Robert-Jan Smits, la prima è di rendere il doppio step norma e non più eccezione. Questo dovrebbe già in parte scremare, tra l’alto numero di proposte sottomesse, quelle valide scientificamente e rendere quindi più alto il tasso di successo.

“As a rule of thumb, 80 per cent of proposals – those not considered strong enough to meet competition requirements – should be rejected in a short-form, stage one evaluation, Smits said. In stage two, where a longer application is required, at least 35 per cent of proposals should have a chance of success”.

Il secondo correttivo, invece, dovrebbe interessare la valutazione del criterio impatto che sarà più stringente per le proposte sottomesse nel secondo e nel terzo pilastro di Horizon 2020.  L’idea è di adottare una filosofia simile a quella della Science Foundation Ireland.

“There is a risk that people will promise the moon. We have to be careful we aren’t taken for a ride” by over-optimistic applicants, Smiths said. As a result, he said, in Horizon 2020 extra emphasis will be given to the evaluators carefully reviewing the impact claims”.

Varrebbe la pena comunque anche interrogarsi sul perché tante proposte vengono sottomesse sotto Horizon 2020 e perché molte di queste non siano sufficientemente valide da poter passare ad una completa valutazione. E’ possibile infatti che il proponente si concentri troppo sulla questione scientifica legata al proprio progetto non prendendo in considerazioni elementi come l’impatto, l’innovazione o le policy (ma ne potrei citare altri) che fanno poi la differenza tra una proposta finanziata rispetto ad una non finanziata