Intervista a Carlo Barbante sul futuro del quinta sfida sociale in Horizon 2020

Quello che segue è un articolo pubblicato sull’APRE Magazine, in cui ho intervistato il prof. Carlo Barbante, rappresentante italiano nel comitato Climate Action, Environment, Resource Efficiency and Raw Materials e direttore per l’Istituto per la Dinamica dei processi ambientali, CNR e professore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sembre nell’ambito della tematica ambiente, ci siamo interrogati su quale sarà la strada che la Commissione europea vuole intraprendere per il prossimo futuro, ma con uno sguardo a cosa ci siamo lasciati alle spalle in termini di occasioni raccolte e perse da centri di ricerca, università, industrie, piccole e medie imprese italiane.

I primi tre anni di Horizon 2020 sono passati. Guardandoci indietro, quale scenario possiamo disegnare in relazione alla partecipazione italiana nella Sfida Sociale 5 (SC5) Climate Action, Environment, Resource Efficiency and Raw Materials?

Sono stati tre anni molto intensi, durante i quali il nostro Paese ha raccolto in pieno la sfida lanciata dai bandi europei SC5. La partecipazione italiana, come si vede dalla tabella, è stata molto importante. L’Italia è tra i cinque paesi dell’Unione Europea che presenta più del 55% di tutti i progetti e il quarto in termini di grant ottenuti. E’ un buon successo, che comunque non ci deve far distogliere l’attenzione dal fatto che il tasso di successo rimane complessivamente ancora piuttosto basso. Presentiamo moltissime domande, ne vinciamo molte, ma la resa complessiva rimane minore a quella dei paesi più industrializzati della UE. In una visione futura ritengo che sia essenziale focalizzare al meglio le risorse, presentando progetti solidi e ben coordinati tra i potenziali attori nazionali. Facendo uno screening delle valutazioni che i nostri progetti hanno ricevuto, abbiamo notato che spesso uno degli aspetti che li vede spesso penalizzati è quello degli “impatti”. E’ necessario quindi una maggior aderenza a questi aspetti che pesano molto nel processo di valutazione.

Barbante
Carlo Barbante

Un occhio al futuro. La Commissione europea sta lavorando congiuntamente con i comitati di programma, sul prossimo Programma di lavoro 2018-2020. A che punto è lo stato dei lavori e come la configurazione italiana per la SC5 si è organizzata per portare a Bruxelles i punti di forza italiani? 

E’ stato da poco pubblicato, per uso interno, una nuova versione dello Scoping Paper per la Sfida Sociale 5. Le priorità strategiche individuate per il 2018-20 continueranno a perseguire gli obiettivi principali della SC5 e saranno quindi orientate alla realizzazione di un’economia verde basata su un’economia circolare in grado di adattarsi e mitigare i cambiamenti climatici in atto e di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse. Gli obiettivi generali saranno orientati agli ambiziosi target climatici su cui ci si è accordati alla COP21 di Parigi lo scorso dicembre. Lo Scoping Paper è il risultato di un esercizio molto complesso cha ha visto il coinvolgimento dell’Advisory Group, l’impiego di consultazioni on-line di portatori di interessi e l’input degli stati membri.

Al momento dell’intervista lo scoping paper non era pubblico. Ora è scaricabile al seguente link

Lo Scoping Paper si tradurrà nel corso del 2017 nel prossimo Programma di lavoro 2018-20. In questo contesto l’Italia si presenta ben strutturata. All’interno della SC5 è stato organizzato un board di consultazione che vede coinvolti tutti gli enti di ricerca che lavorano nelle tematiche di SC5, i rappresentanti nazionali nelle iniziative quali JPI, KIC, EIT, nonché altri portatori di interessi. Abbiamo raccolto e reso prioritarie molte idee che ora entrano nello Scoping Paper e che speriamo si concretizzino in bandi futuri del Programma di Lavoro 2018-20.

Rispetto al passato, possiamo immaginare che il prossimo Programma di lavoro 2018- 2020 si collocherà nella scia dei precedenti?

Il prossimo Programma di Lavoro seguirà le linee guida prioritari di Horizon 2020 per quanto riguarda la Sfida Sociale 5. Esso sarà orientato principalmente verso alcune priorità strategiche: i) l’azione sul clima in risposta agli accordi di Parigi della COP21: in particolare ci aspettiamo dei bandi relativi alla decarbonizzazione, all’uso di nature-based solutions per contrastare i cambiamenti climatici, all’impatto dei cambiamenti climatici in regioni maggiormente vulnerabili, come le regioni polari e alla maggior comprensione dei processi che regolano il clima; ii) l’economia circolare, con particolare interesse per quei processi che prevedono la transizione verso sistemi produttivi a basso impatto; iii) l’acqua per il nostro ambiente, l’economia e la società; iv) la resilienza e la sostenibilità delle città del futuro; v) le materie prime, che saranno essenziali per l’industria del futuro; vi) i sistemi osservativi che includono ad esempio GEOSS, Copernicus; vii) i beni culturali. Il prossimo Programma di Lavoro sarà strutturato come un programma dettagliato per i primi due anni, mentre per il 2020 i temi saranno solamente indicati in termini generali. E’ infatti difficile prevedere oggi con precisione quali saranno le linee prioritarie del 2020.

Qualche anticipazione su quale sarà la dimensione della Circular Economy nelle priorità strategiche 2018-2020 pensate dalla Commissione europea?

I temi legati all’economia circolare avranno un ruolo molto importante anche nel Programma di Lavoro 2018-20. Costituiranno infatti una delle priorità strategiche e saranno principalmente orientati a creare le basi per un’economia competitiva basata sull’utilizzo sostenibile ed efficiente delle risorse ed allo stesso tempo riducendo i possibili impatti sulla salute e sull’ambiente. Le azioni di ricerca ed innovazione (R&I) saranno orientate maggiormente alle priorità fondamentali della UE, incluse quelle che mirano alla creazione di nuovi posti di lavoro, alla crescita economica, agli investimenti, alle azioni sul clima e l’ambiente ed alla riduzione dell’uso delle materie prime. Si potranno creare, a mio avviso, nuove opportunità di business per le imprese del nostro paese, incluse le PMI.

In conclusione, quale partita sarà chiamata a giocare l’Italia nel prossimo triennio nell’ambito della quinta sfida sociale? Quali i suggerimenti per migliorare ulteriormente le nostre performance?

Le nostre imprese, gli enti di ricerca, le università saranno chiamate a rispondere in modo massiccio ai prossimi bandi. Molti dei temi legati alla ricerca, scienza e innovazione che appaiono nello Scoping Paper sono di grande interesse per il nostro Paese. E’ comunque essenziale che la risposta sia qualificate e coordinata a livello nazionale e che ci sia un focus particolare agli impatti generati dalla ricerca