Intervista a Marco Cattaneo autore del blog Made in Italy

Ripropongo su Darwinia un’intervista fatta nel 2010 a Marco Cattaneo autore del Blog Made in Italy del Network editoriale dell’Espresso, per la mia tesi di master in comunicazione scientica.

Sono passati quattro anni eppure alcune risposte sono ancora più che attuali.

Qual è il tuo profilo professionale?

Sono un fisico, per formazione, e lavoro da vent’anni nella redazione di Le Scienze, di cui sono diventato direttore responsabile nel 2006. La mia è stata tutta una carriera interna, e ho dunque una lunga esperienza nella divulgazione scientifica attraverso i mensili.

Perché hai deciso di aprire un blog?

Tre anni fa abbiamo realizzato un restyling del sito Internet, e ormai il blog era un mezzo diffuso in rete. Perciò abbiamo scelto di tenerne alcuni redazionali e di proporne altri ai nostri più fidati collaboratori. Per un giornalista che lavora in un mensile, come me, un blog offre una possibilità di reazione senz’altro diversa rispetto alle notizie di cronaca, e dunque è un mezzo più potente del mensile, in questo senso, mentre il mensile è dedicato agli approfondimenti. Aprire un blog mi ha dato l’opportunità di seguire e commentare vicende di cronaca che altrimenti avrei trascurato, perché nel tempo di uscire sulla rivista i dibattiti si sarebbero evoluti diversamente.

Da quanti anni gestisci il tuo blog?

Dal 2007.

Un po’ di numeri (visite, registrati alla newsletter e al feed, pagine create)

Numeri non è che ne conosca molti. So che il blog ha diverse migliaia di utenti unici mensili, e circa 30.000 page views. Recentemente non l’ho aggiornato con grande costanza, a causa degli impegni lavorativi. Direi che in media pubblico tre-quattro post al mese. Al momento il rankdel mio blog è 184° su blogbabel, per quanto valgono le classifiche basate sui link.

Quali sono gli argomenti maggiormente trattati?

Per lo più parlo di politica della scienza e di informazione scientifica, di energia e di temi scientifici di interesse generale, come il cambiamento climatico.

Che tipo di lettori seguono il tuo blog?

Credo siano prevalentemente lettori affezionati della rivista, ma ci sono anche molti ricercatori e studenti.

Qual è il maggiore modello di partecipazione al tuo blog?

In generale, i miei post ricevono molti commenti, dell’ordine di diverse centinaia ciascuno. Poche sono le mail private, anche se con qualche lettore e commentatore più assiduo abbiamo stabilito un rapporto più diretto. Ci sono diversi blog che mi linkano con una certa frequenza, soprattutto blog collettivi come Gravità Zero.

Qual è il tipo di contributo offerto dai tuoi lettori?

In genere i post hanno un andamento per cui i commenti crescono nei primi giorni, e spesso propongono contenuti generali, approfondimenti sul tema, interessanti digressioni. Dopo una settimana, o poco più, spesso i commenti finiscono per scadere nella polemica reciproca. Insulti, in generale, non ce ne sono molti. In media si tratta di un pubblico qualificato e piuttosto preparato. Piuttosto, in genere, si esprimono con ironia o con sarcasmo, ma l’insulto è molto raro (di solito poi si insultano fra di loro e quasi mai insultano il sottoscritto).

  • In un caso, quello di un post intitolato “Riposo, soldato Sacconi”, in cui criticavo pesantemente la proposta di legge sul testamento biologico del ministro, ci sono state straordinarie espressioni emotive, commenti di grande approvazione e commoventi storie personali.

Gestire un blog e comunicare costantemente quello che fai al pubblico, ti ha permesso di aprire nuovi canali lavorativi?

Direi di no, anche perché sono già fin troppo impegnato con Le Scienze e Mente&Cervello. L’ultima cosa che vorrei è aprire altri canali lavorativi. Piuttosto direi che è stato un ulteriore impegno, dato che quando ci sono molti commenti la moderazione diventa un altro lavoro.

Quali sono secondo la tua esperienza i vantaggi per un ricercatore di avere un proprio blog e comunicare costantemente con il pubblico?

Credo ci siano alcuni blog di ricercatori, o in generale blog scientifici molto interessanti e ben tenuti. Con tante informazioni e tante riflessioni. Non so però se per un ricercatore ci sia un grande beneficio. Sicuramente imparerà, per sé, a comunicare in modo più aperto e comprensibile a tutti il proprio lavoro. Ma per poterlo divulgare a un vasto pubblico credo sia necessario appoggiarsi a un editore di fama, come noi o Nova del Sole 24 Ore. Altrimenti nel marasma della rete è davvero difficile trovare spazio e riuscire a farsi conoscere. Se è una cosa che si fa per se stessi va bene lo stesso, ma a quel punto si manca l’obiettivo di informare l’opinione pubblica, che oggi dovrebbe essere un importante aspetto per qualsiasi scienziato.