Intervista ad Amedeo Balbi di Keplero.org

Continuo la pratica già iniziata qualche settimana fa riproponendo a distanza di quattro anni l’intervista fatta ad Amedeo Balbi del blog Keplero.org. Sarà cambiato qualcosa  dal 2010? Penso proprio di si, ma nel frattempo buona lettura.

Qual è il tuo profilo professionale?

Sono un astrofisico, lavoro come ricercatore e professore aggregato al Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata.

Perché hai deciso di aprire un blog?

Per sperimentare un canale di comunicazione scientifica che mi sembrava molto potente ma ancora poco usato.

Da quanti anni gestisci il tuo blog?

Saranno quattro anni esatti a ottobre 2010

Un po’ di numeri (visite, registrati alla newsletter e al feed, pagine create)

Circa 3000 visitatori unici mensili, un po’ meno di 10000 pagine viste mensili. Inoltre, ho circa 1500 abbonati fissi al feed. Al momento in cui scrivo, ho pubblicato 392 post.

Quali sono gli argomenti maggiormente trattati?

Prevalentemente astrofisica e cosmologia, con qualche sporadica deviazione.

Che tipo di lettori seguono il tuo blog?

Oltre a quelli interessati alla scienza, come è normale, ho parecchi lettori che abitualmente leggono altri blog “generalisti”. Per questi lettori, il mio blog è probabilmente l’unico (o uno dei pochi) che tratti esclusivamente di argomenti scientifici, cosa che io trovo molto stimolante.

Qual è il maggiore modello di partecipazione al tuo blog?

Ho parecchi commenti, anche se non in numero alto come altri blog: credo sia soprattutto perché i miei post non invitano alla controversia, per cui non c’è mai stata la famigerata “forumizzazione”. Il segnale maggiore di interesse e di partecipazione, credo, sono i link su altri blog.

Qual è il tipo di contributo offerto dai tuoi lettori?

I commenti sono soprattutto di approvazione, o di condivisione di esperienze personali.

Gestire un blog e comunicare costantemente quello che fai al pubblico, ti ha permesso di aprire nuovi canali lavorativi?

Sì, assolutamente, ma soprattutto per quanto riguarda il lato del mio lavoro che riguarda la divulgazione e la comunicazione. In Italia, il blog non è ancora molto usato a livello scientifico, per comunicare o stabilire contatti tra ricercatori. E comunque questo, fin dall’inizio, non era lo scopo del mio blog.

Quali sono secondo la tua esperienza i vantaggi per un ricercatore di avere un proprio blog e comunicare costantemente con il pubblico?

Soprattutto quello di essere visibile al di là della ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Ma, devo dire, se uno pensa di aprire un blog con in mente un qualche vantaggio o obiettivo immediato, meglio che lasci perdere. bisogna farlo solo se si sente davvero l’esigenza di raccontare quello che si sa agli altri: ci vuole molta costanza e fatica, tempo sottratto ad attività extra-lavorative, sperimentazioni per trovare il linguaggio adatto, e non ci sono risultati sul breve periodo. Bisogna che la cosa piaccia per il solo gusto di farla.