Le sette sorelle della Terra: il mio racconto

Bravi tutti. Bravo il ricercatore belga a scoprire “le sette sorelle” della Terra, brava la Nasa che ha saputo comunicare l’evento in maniera eccellente, brava la Scienza che ci ha fatto emozionare come non accadeva da qualche tempo. Bravi tutti quindi (compresi noi comuni mortali), ma forse di più la NASA: l’uso dei social per creare suspance, una conferenza stampa con nomi altisonanti (ed esclusiva) per l’annuncio di un risultato che potrebbe essere una tappa importante della ricerca scientifica.

Un appuntamento:  22 febbraio  ore 19 ore in Italia e la possibilità di poter vedere la diretta video dell’evento. La fantasia vola e le congetture si sprecano. 

Si corre a casa e subito davanto al monitor di un pc per aspettare la “notizia”. Lo streaming non è buono ma forse è normale: c’è il mondo in ascolto.

Il sipario si alza e arriva l’annuncio. Un gruppo di ricerca guidato da Michael Gillon dell’istituto di astrofisica dell’Università di Liegi in Belgio ha in pratica scoperto un sistema solare distante circa 40 anni luce dalla Terra  e situato nella costellazione dell’Acquario. E’ composto da 7 pianeti che gravitano intorno ad una nana rossa chiamata Trappist-1. Dall’elaborazione dei dati raccolti dal satellite Spitzer i sei pianeti interni hanno masse simili a quella della Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa. Inoltre, quelli intermedi hanno probabilmente un’atmosfera di tipo terrestre e acqua liquida sulla loro superficie..  “E’ un sistema planetario sorprendente”, commenta Gillon, “non solo perché abbiamo trovato così tanti pianeti, ma perché sono sorprendentemente simili alla Terra”.

L’analisi dei dati mostra che cinque di essi (b, c, e, f e g, secondo la sigle attribuite dagli autori, cioè il primo, secondo, terzo, quinto e sesto) hanno dimensioni simili a quelle terrestri, mentre g e h (il quarto e il settimo) hanno dimensioni intermedie tra quelle della Terra e quelle di Marte. Utilizzando un semplice modello climatico e considerando le temperature tipiche della stella, si è stimato inoltre che e, f e g (cioè il quarto, il quinto e il sesto) potrebbero avere un’atmosfera di tipo terrestre e persino un oceano liquido. Per i tre pianeti più interni invece si ipotizza che l’acqua liquida sia completamente evaporata a causa di un intenso effetto serra.

A questo proposito c’è grande attesa per le possibilità di ricerca che potrà garantire il telescopio spaziale James Webb della NASA, il cui lancio è previsto per il prossimo anno. I suoi strumenti potranno dire qualcosa sulla composizione dell’atmosfera dei pianeti e sulla loro emissione termica, ponendo dei limiti alle condizioni climatiche presenti sulla superficie.

Via | Le Scienze | Nasa

 

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