L’educazione civica, questa sconosciuta

Ieri mattina, compresso nell’autobus che mi porta a lavoro, guardavo la vita scorrere dai finestrini e, a un certo punto, la mia attenzione è stata attratta da un uomo. Robusto, in camicia, sulla sessantina, con grande disinvoltura ha gettato alcuni rifiuti di plastica dentro la campana del vetro.

Dopo aver placato un moto di irritazione, pensando agli sforzi che faccio per una corretta differenziata, ho cominciato a riflettere. Probabilmente quell’uomo è stato ed è un modello per i giovani (figli, nipoti) che gli stanno intorno. E che, molto più frequentemente di quanto possiamo immaginare, la famiglia è un ricettacolo di cattive abitudini. Sono arrivato alla prima conclusione, magari banale, che l’insegnamento di alcune cose che formano i comportamenti di tutti noi dovrebbe essere demandato alla scuola (addirittura dell’infanzia) più che al gruppo familiare. E poi sono andato ancora oltre nelle mie elucubrazioni (il viaggio in autobus è molto, molto lungo!) e mi sono chiesto se l’educazione civica sia ancora tra le materie insegnate a scuola. Ho controllato, ora, tra qualche programma e gli annunci politici, e non se ne fa menzione. Se non c’è, come credo, non sarebbe una cattiva idea reintrodurla.

Perché, di fatto, penso che noi, il Paese intero, stiamo tirando su una generazione che non ha senso civico e che, in famiglia, non sempre trova un contesto consapevole delle nuove regole che dovrebbero governare la convivenza civile e il rapporto con l’ambiente. Le uniche regole di cui si impone la conoscenza sono quelle stradali, ma non sempre c’è dietro un background di senso civico che ne favorisce l’applicazione. Stiamo tirando su una generazione che a diciotto anni va a votare un governo che spesso non sa come si configura e che un giorno, forse, se avverrà mai un vero cambio generazionale, addirittura ci rappresenterà mediante la politica o influenzerà le nostre vita attraverso la dirigenza pubblica.

Parliamo tanto di buona scuola ma forse un po’ di buona educazione civica andrebbe inserita nei nuovi programmi. Alle nuove generazioni insegniamo il progresso, ma non come questo possa essere correttamente gestito. Temo che, di questo passo, non saremo in grado, nei prossimi dieci anni, di sostituire l’attuale classe dirigente con una più efficiente, più colta, più rispettosa.

Ribadisco: certe cose andrebbero insegnate prima possibile. Non è pensabile demandare tutto, nel migliore dei casi, agli interessi culturali che si coltivano da adulti; o, nel peggiore dei casi, alla famiglia, già spesso cristallizzata intorno a sbagliate concezioni. O, nel più terribile dei casi, ai media generalisti, che sempre di più stanno andando alla deriva; alla deriva “popolare”, nell’accezione negativa del termine.