L’importanza delle infografiche nella comunicazione scientifica

Quando si comunica la scienza, una delle questioni che occorre considerare è la ricerca di un vocabolario comune con i destinatari.

Pensate ad esempio a un ricercatore che deve comunicare i risultati della propria ricerca in una scuola elementare: è ovvio che dovrà adottare un lessico e un linguaggio che sia comprensibile ai bambini. Il problema è analogo a quello che il mondo accademico deve affrontare ogni giorno per comunicare con i media e i policy maker, il cui linguaggio è totalmente differente dal quello adottato nella scienza, votato alla semplificazione più che alla complicazione. In tutti i casi in cui serve instaurare una interlocuzione con un soggetto diverso da un addetto ai lavori, il ricercatore deve ricalibrare il processo comunicativo, adattandolo al contesto del target di riferimento.

Dal momento che consentono di comunicare con le immagini più che con le parole, le infografiche possono essere strumenti espedienti per ovviare agli ostacoli del contesto. Le immagini infatti aiutano a riorganizzare e presentare visualmente dati e idee anche molto complessi, facendo leva su connotazioni che le parole non riescono a sollevare. Una famosa e conosciuta citazione, spesso attribuita ai ricercatori di 3M, è che gli umani “processano le immagini fino a 60000 volte più velocemente di quanto fanno con il testo”.

Cosa sono le infografiche?

L’infografica (anche nota con termini inglesi “information design”, information graphic o infographic) è l’informazione proiettata in forma grafica e visuale più che testuale. Si tratta di una tecnica nata dall’incrocio delle arti grafiche, del giornalismo e dell’informatica. Le immagini utilizzate, elaborate tramite computer su palette grafiche elettroniche, possono essere 2D o 3D, animate o fisse.

Di seguito alcune esempi di inforgrafiche applicate alla comunicazione della scienza.

Come realizzare la propria infografica?

Il primo consiglio che mi sento di dare per creare un’infografica di successo è affidarsi a qualcuno che sappia gestire gli elementi grafici, che abbia sensibilità per la semplificazione di dati complicati e consapevolezza del contesto dei destinatari del messaggio. Tradurre informazioni in immagini richiede innanzitutto la capacità di distinguere ciò che è importante per l’interlocutore da ciò che non lo è. E poi impone di ragionare sul modo in cui i dati importanti possono essere raggruppati in categorie comprensibili e appetibili per i destinatari. In fase di realizzazione, la scelta dell’artificio grafico è ciò che rende un’infografica un prodotto vincente: il concetto visuale dovrà ricorrere a immagini coerenti, sia tra loro, sia con i dati da condividere. L’obiettivo è generare il massimo impatto possibile, trovando un’idea visiva che valorizzi i dati e li tenga insieme in un unico concetto comprensibile al destinatario.

Se non abbiamo risorse sufficienti da dedicare e decidiamo di fare “tutto in casa”, dovremo innanzitutto procedere alla semplificazione e categorizzazione dei dati. Tanti tool, spesso free, offerti dalla rete ci aiuteranno poi a risolvere i problemi legati alla realizzazione grafica. Per quanto mi riguarda, in passato ho utilizzato Infogr.am.

Risorse: