L’importanza dell’Open Access nel mondo accademico

Consentire un accesso libero e senza barriere al pensiero scientifico e riguadagnare possesso della comunicazione scientifica. E’ questo l’obiettivo dell’Open Access (anche conosciuto come Accesso Aperto), un movimento (o, meglio, una strategia) che, sfruttando le potenzialità offerte dalla rete, mira a diffondere gratuitamente e senza le tradizionali restrizioni i risultati di una ricerca. L’Open Access nasce in ambito accademico come tentativo di dare una risposta all’attuale crisi del modello classico di comunicazione scientifica al fine di favorire la condivisione del sapere e ,quindi, un più rapido avanzamento della conoscenza, senza barriere, in tutto il mondo. 

In soldoni quindi l’Open Access è una modalità di pubblicazione del materiale prodotto dalla ricerca, come ad esempio gli articoli scientifici pubblicati in riviste accademiche o atti di conferenze, ma anche capitoli di libri, monografie, o dati sperimentali; che ne consente il libero accesso e la libera fruizioni senza barriere.

Il principio fondamentale è che i risultati delle ricerche, specialmente quelle finanziate con fondi pubblici, devono essere pubblicamente disponibili.

Due sono le strategie principali che i ricercatori possono adottare per garantire ai propri risultati scientifici un accesso aperto: la via verde (“green road“) o la via d’oro (“gold road“).

  • La Green Road si basa sul concetto di auto archiviazione. In questo caso il ricercatore può pubblicare, per esempio, i proprio lavoro di ricerca su piattaforme web a libero accesso (solitamente dette Archivi Open Access) come archivi istituzionali o disciplinari, o ancora nei loro siti personali.
  • Nel caso della Gold Road invece il risultato scientifico acquisito viene pubblicato su riviste open access in cui chi paga non è chi legge la rivista, che può usufruire del prodotto editoriale liberamente ma chi pubblica in questo caso il ricercatore.

La Commissione Europea si è mostrata negli ultimi anni molto interessata a questo movimento e ha deciso lanciando un progetto pilota sull’Open Access di di finanziare dal dicembre del 2009 OpenAIRE (Open Access Infrastructure for Research in Europe), un’ambiziosa iniziativa della durata di 36 mesi, attraverso cui la Commissione Europea vuole assicurarsi che i risultati delle ricerche finanziate dal Settimo Programma Quadro (FP7) vengano diffusi in modo il più ampio ed efficace possibile, così da garantire la massima valorizzazione ricercatori dei risultati di ricerca ottenuti.

Con la successiva programmazione Horizon 2020, la Commissione ha reso obbligatorio pubblicare i risultati scientifici acquisiti attraverso un progetto finanziato con i fondi di H2020 in Open Access. Intendiamoci non ha reso obbligatorio pubblicare i risultati ma nel caso il consorzio decidesse di farlo lo dovrà fare o seguendo la Gold Road (le cui spese sono a carico del progetto) o la Green Road dell’OA.

In questo contesto inoltre la commissione ha deciso di lanciare anche un’azione pilota sull’Open Data obbligando per certe tipologie di progetti di rendere i dati raccolti liberamente accessibili.

Ma quali sono i pro e i contro di questa apertura? Per rispondere a questa domanda faccio riferimento all’intervista rilasciata dal Dott. Delfanti a Galileonet.

“Gli esempi possibili sono innumerevoli. Nel tentativo d’inquadrare la situazione, si può dire che la nascita di nuove forme di cooperazione in rete potrebbe probabilmente rendere più produttiva la ricerca. Un altro aspetto positivo è che la trasparenza fornisce più mezzi per il controllo diffuso dei risultati scientifici e dell’uso che se ne fa. Nel caso dei trial farmaceutici, per esempio, la collaborazione è decisiva per estendere l’area di ricerca e compiere studi più approfonditi. Il problema, d’altro canto, è che se ci si focalizza solo sull’apertura si rischia di non vedere altre questioni cruciali che affliggono la ricerca italiana: il sotto finanziamento, per dirne una, dovuto ai tagli ingenti degli ultimi decenni. La scienza aperta, poi, costa e può non dare risultati immediati. Una domanda è: cosa ne facciamo dei set enormi di Open Data? In quest’ottica non è chiaro al 100% se aprire i dati abbia sempre un effetto positivo. In effetti quello dell’Open Science è un tema ancora in evoluzione, che, in futuro, potrà rivelarci delle sorprese. Non ci resta che attendere”.

In Italia, da alcuni anni , anche la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) ha riconosciuto l’importanza dell’accesso pieno e aperto alle informazioni e ai dati di interesse generale per la ricerca e per la formazione scientifica, favorendo la libera disseminazione in rete dei risultati delle ricerche condotte in Italia nelle università e nei centri di ricerca.

Nel corso del 2010, i vari eventi dedicati alla diffusione dell’accesso aperto in Italia si sono concentrati principalmente sui vantaggi che l’OA comporta per i ricercatori, oltre che sul rapporto tra Open Access e CRIS, e sul ruolo dell’OA nella valutazione della ricerca. Per la comunità scientifica, il punto di forza dell’OA è l’ampia visibilità che l’apertura garantisce ai risultati delle ricerche La libera circolazione dei risultati e dei data sets contribuisce a ridurre il cultural divide e a ridurre i tempi di pubblicazione, che di fatto si annullano grazie all’autoarchiviazione..

Uno dei modi per diffondere la cultura dell’Open Access è inserire il principio di diffusione gratuita dei risultati di ricerca tra i principi generali degli Statuti di Ateneo.

 

Un pensiero su “L’importanza dell’Open Access nel mondo accademico

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