Una nuova arma per la lotta al tumore al seno

Una specifica proteina, chiamata AFP o anche alpha-fetoprotein, sintetizzata durante la gravidanza, inibisce la crescita del cancro al seno. Presto, quindi, la lotta al carcinoma mammario potrebbe essere combattuta con una nuova e più potente arma. Lo dimostra uno studio pubblicato sul CancerPrevention Research (il giornale dell’ American Association for Cancer Research) e condotto da un team di ricerca guidato da Herbert Jacobson, un ricercatore del Center for Immunology and Microbial Diseases e del Department of Obstetrics, Gynecology and Reproductive Sciences del Albany Medical College di New York.

 

Studi recenti avevano già dimostrato che alcuni ormoni rilasciati durante la gravidanza, come gli estrogeni, il progesterone e l’HCG (Human Chorionic Gonadotropin) hanno la capacità di ridurre il rischio per le donne di sviluppare un tumore al seno. L’équipe di ricerca guidata da Jacobson ha notato, però, che somministrando questi ormoni a ratti esposti a sostanze cancerogene si registravano elevati livelli sierici di alpha-fetoprotein e diminuiva l’incidenza di sviluppare tumori

al seno. Secondo il team di ricerca, inoltre, proprio l’AFP inibiva direttamente la crescita di cellule del carcinoma mammario in coltura suggerendo un ruolo chiave per la proteina in questione, più degli ormoni che invece la sintetizzano.

I dati raccolti da questa ricerca non possono, tuttavia, essere ancora utilizzati per una sperimentazione clinica. Lo conferma Powel Brown presidente del Dipartimento di prevenzione clinica del cancro dell’Universita del Texas che attacca:

I ricercatori non hanno ancora dimostrato direttamente l’attività inibitoria dell’AFP ma hanno trovato un’associazione tra gli ormoni rilasciati durante la gravidanza e la prevenzione dei tumori mammari. Inoltre il trattamento non è riuscito nel 100 per cento dei casi ma sembra prevenire o ritardare la formazioni di tumori mammari soltanto nel 30-50 per cento dei casi.

Uno studio promettente, quindi, che suggerisce però ulteriori ricerche, prima di passate ad una sperimentazione clinica, per comprendere meglio il funzionamento dell’alpha-fetoprotein.