Parallelismo tra la comunicazione della scienza e il web 2.0

L’evoluzione della comunicazione della scienza ha numerosi elementi in comune con l’evoluzione del web. Anche in internet, dalle pagine statiche con cui non si poteva interagire, si è passati a sistemi complessi in cui le parole d’ordine sono interazione e condivisione dei contenuti; che fanno il paio con il concetto di “conoscenza condivisa” tipica dei nuovi modelli di comunicazione scientifica. E’ dunque plausibile che gli strumenti 2.0 che hanno reso il web uno dei maggiori mezzi di diffusione del sapere possano essere utili anche alla comunicazione della scienza. Blog, Social network come Facebook, Twitter, Linked, Google +, sistemi informativi quali Wikipedia, YouTube, o Flickr trovano già largo impiego in progetti di comunicazione pubblica della scienza nei paesi anglosassoni: la NASA, ad esempio, molto sensibile verso il Public Outreach, attraverso Twitter aggiorna in tempo reale i propri lettori sul proseguimento delle sue missioni spaziali e grazie a YouTube condivide video didattici dall’alto contenuto scientifico.

Gli strumenti del web 2.0 sono una risorsa da sfruttare per affiancare e agevolare (grazie ai dovuti accorgimenti) il lavoro di musei, science center, ricercatori e centri di ricerca. Un ricercatore che lavora nel campo delle cellule staminali, attraverso un blog potrebbe spiegare ai lettori (solo per fare un esempio) gli aspetti cardine della propria ricerca e capire, grazie ai commenti ricevuti, quali sono i punti che maggiormente preoccupano l’opinione pubblica. Scrivendo post potrebbe migliorare la propria immagine e valorizzare quella del proprio lavoro, nonché chiedere ai propri lettori un sostegno nell’eventuale attività di found raising. Con twitter potrebbe creare una rete agile di condivisione di brevi messaggi di aggiornamento, mentre le foto del lavoro su Flickr gli permetterebbero di evidenziare l’aspetto umano della ricerca. Per condividere le conoscenze acquisite, il ricercatore potrebbe usare Wikipedia; per creare rapporti e sinergie con altri ricercatori e cittadini potrebbe fare uso di Facebook.

Sono solo ipotesi, ma in breve l’esempio fornisce prova di quali siano le potenzialità degli strumenti offerti dal web 2.0.

L’obiettivo per il futuro, quindi, dovrebbe essere investire di più negli strumenti offerti dal web 2.0, che attualmente costituiscono l’unico modello comunicativo bidirezionale a basso costo e di ampia diffusione.