I dati sui ricercatori italiani preoccupano sempre di più. Ma è giusto concentrarsi sulla fuga dei cervelli?

Secondo i dati del nono Rapporto Italiani nel Mondo 2014 curato dalla Fondazione Migrantes se in Italia si manterranno gli attuali flussi in ingresso e in uscita, entro il prossimo anno perderemo circa 12.000 ricercatori e ben oltre 30.000 entro il 2020, a fronte di un “import” di sole 3.000 unità.

Altre stime che compaiono nello stesso rapporto disegnano un quadro molto meno pessimistico, con un bilancio certo sempre in perdita ma in forma meno grave: l’emigrazione permanente di ricercatori sarebbe pari al 5% contro una immigrazione permanente del 4,3%, ossia saremmo sì in presenza di un “brain drain” ma di dimensioni non troppo preoccupanti. Altri dati ancora mostrano flussi in ingresso del 3% contro flussi in uscita del 16%, con un deficitstimato del -13%, che non fa onore rispetto ai bilanci nettamente positivi di Svezia e Svizzera (+20%), Regno Unito (+7,8%), Francia (+4,1) e ai pareggi sostanziali di Germania e Spagna (-1%). (altro…)

Parallelismo tra la comunicazione della scienza e il web 2.0

L’evoluzione della comunicazione della scienza ha numerosi elementi in comune con l’evoluzione del web. Anche in internet, dalle pagine statiche con cui non si poteva interagire, si è passati a sistemi complessi in cui le parole d’ordine sono interazione e condivisione dei contenuti; che fanno il paio con il concetto di “conoscenza condivisa” tipica dei nuovi modelli di comunicazione scientifica. E’ dunque plausibile che gli strumenti 2.0 che hanno reso il web uno dei maggiori mezzi di diffusione del sapere possano essere utili anche alla comunicazione della scienza. Blog, Social network come Facebook, Twitter, Linked, Google +, sistemi informativi quali Wikipedia, YouTube, o Flickr trovano già largo impiego in progetti di comunicazione pubblica della scienza nei paesi anglosassoni: la NASA, ad esempio, molto sensibile verso il Public Outreach, attraverso Twitter aggiorna in tempo reale i propri lettori sul proseguimento delle sue missioni spaziali e grazie a YouTube condivide video didattici dall’alto contenuto scientifico. (altro…)

Quando l’ideologia condiziona la ricerca

Sono le uniche pluripotenti, dunque sono fondamentali per la ricerca biomedica. Eppure l’eventualità di manipolare le cellule staminali embrionali umane ha sollevato, in Italia, un aspro dibattito etico, sfociato in una serie di restrizioni che, sul piano della ricerca, ci collocano in una posizione di svantaggio rispetto ad altre nazioni. Gilberto Corbellini, storico della medicina alla Sapienza Università di Roma, spiega perché la comunità scientifica italiana non è stata in grado di imporsi e far valere le proprie ragioni nel dibattito sulle cellule staminali embrionali.

Professore, è necessario fare una distinzione etica tra cellule staminali adulte ed embrionali? 

“La distinzione è irreprensibile dal punto di vista biologico. Semmai si può discutere se si debba dare lo stesso valore morale a una blastocisti derivata dalla fecondazione di due gameti e a quella derivata dal trasferimento di un nucleo somatico in un oocita enucleato, perché scaturiscono da processi diversi. Ma sono questioni di lana caprina. Che vengono sollevate quando religione e metafisica prevalgono sul buon senso. E pensare che la legge inglese che vieta la clonazione è stata emanata proprio per consentire di clonare embrioni: un’altra civiltà. In Italia siamo dei trogloditi sul piano giuridico. E non solo su quello”. (altro…)