Un test più semplice e più economico per diagnosticare l’Alzheimer.

Predire l’Alzheimer sarà presto più semplice ed economico. Lo annuncia Michael Wenger, professore associato di psicologia presso il Penne State Laboratory, che ha sviluppato un test in grado di individuare il morbo nella sua fase più precoce.

La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati in un recente numero del Journal of Mathematical Psychology, è stata condotta studiando il deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI), considerato un precursore dell’Alzheimer e che, insieme con quest’ultimo, è collegato a un costante calo del volume dell’ippocampo, l’area del cervello responsabile della memoria a lungo termine e del ragionamento spaziale.

La risonanza magnetica è il metodo più affidabile e diretto per rilevare l’atrofia ippocampale e diagnosticare l’MCI. Per molti, però, la procedura non è disponibile o troppo costosa. 

Wenger e suoi collaboratori presso la Mayo Clinic College of Medicine (Rochester), quindi, ha preparato un test che consente di valutare le principali funzioni cognitive, velocizzando la diagnosi dei disturbi di memoria, compreso Alzheimer. La ricerca non ha tenuto, però, conto del volume dell’ippocampo come invece faceva la risonanza magnetica nel diagnosticare le malattie degenerative del cervello.

L’intero studio è partito da un modello al computer d’ippocampo atrofizzato, grazie al quale i ricercatori hanno determinato il modo di stimare quanto velocemente l’ippocampo elabori le informazioni, in altre parole, la sua capacità. Applicando quest’analisi a un test della memoria per le persone con MCI, i ricercatori sono stati in grado di misurare la loro capacità dell’ippocampo e confrontarla con la progressione della loro malattia.

La ricerca è stato condotta su cinque gruppi di partecipanti: studenti universitari, adulti sani di mezza età, individui sani anziani, i casi diagnosticati di MCI, e un gruppo di controllo di pari età composta d’individui senza MCI. I primi tre gruppi avevano ciascuno cento membri mentre gli ultimi due erano composti ciascuno da cinquanta persone.

Per condurre questa ricerca è stato necessario combinare diversi principi ingegneria e statistica. I risultati, però, sono stati molto incoraggianti seppure parziali. Abbiamo intenzione di studiare ciò che quest’approccio può dirci sui disturbi mentali – ha affermato Wenger – e correlarlo in futuro con altre condizioni, come la mancanza di ferro.