L’economia circolare è realtà: UE, nuove regole per il riciclo dei rifiuti

Parliamo di Economia Circolare con Luca Campadello, Projects & Researches Manager di Ecodom, il principale consorzio italiano per il recupero e riciclaggio dei rifiuti elettronici.

D. Il Parlamento Europeo ha da poco approvato le Direttive sull’economia circolare che segneranno la strada da percorrere per i prossimi 15 anni, potresti darci una definizione di Economia Circolare e quali sono gli elementi principali che la differenziano da un’economia lineare?

R. Economia circolare è una nuova maniera di immaginare prodotti e processi di produzione virtuosi, poco impattanti, equi e ad alto valore sociale e territoriale. Il modello propone un approccio che tenga in considerazione l’intero ciclo di vita. Gli elementi principali sono l’attenzione ad ogni fase: partendo dalla progettazione fino alle attività di consumo, riutilizzo e riciclaggio.

D. In questo scenario in continua evoluzione come si colloca l’Italia? Si partirà da zero oppure esistono già esperienze di economia circolare?

R. In Italia esistono già numerose esperienze – piccole e grandi, di realtà profit e non profit – che hanno saputo “inventare in chiave circolare” prodotti, processi di produzione o modalità di erogazione dei servizi. Da dicembre 2017, per esempio, Ecodom ha lanciato il progetto “Storie di economia circolare”: la prima iniziativa che intercetta, mappa, sistematizza e racconta le migliori
esperienze di Economia Circolare in Italia. Una piattaforma web gratuita, geo-referenziata e interattiva che raccoglie e vuole raccogliere, per ciascun settore economico, le imprese, le associazioni, gli enti di ricerca e le pubbliche amministrazioni impegnate ad applicare in Italia i principi dell’economia circolare. L’obiettivo è mettere in rete tutte queste organizzazioni per aumentare le potenziali sinergie e la loro visibilità; l’aspetto innovativo è la mappatura partecipativa: gli utenti possono chiedere l’inserimento di altre realtà utilizzando un apposito formulario. Ad oggi, l’Atlante conta più di 150 storie virtuose di economia circolare.

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Plan S, Open Access e il guanto di sfida lanciato all’editoria scientifica

La potremmo considerare l’Operazione Overlord dell’Open Access. Sto parlando del PlanS, un’iniziativa già annunciata lo scorso luglio all’ESOF 2018 tenutosi a Toulouse, che prevede che dal 1 ° gennaio 2020 tutte le pubblicazioni scientifiche,  figlie di ricerca finanziata con sovvenzioni pubbliche da consigli di ricerca ed enti finanziatori nazionali ed europei, siano pubblicate in conformità con l’Open Access su riviste o/e piattaforme ad accesso aperto. 

Architetto dell’operazione è Robert-Jan Smits, delegato della Commissione Europea all’Open Access, che lancia una sfida importante all’editoria scientifica, insieme a Marc Schiltz presidente di Science Europe, al consiglio scientifico dell’ERC e alla neonata CoalitionS che riunisce undici principali finanziatori di ricerca a livello nazionale (l’Italia è rappresentata dall’INFN). Leggi tutto “Plan S, Open Access e il guanto di sfida lanciato all’editoria scientifica”

Partecipazione UK in Horizon 2020: pubblicato un nuovo documento

Recentemente è stato pubblicato dal governo inglese un documento di sintesi in relazione al rapporto tra ricercatori UK ed Horizon 2020 in seguito alla Brexit.

In ogni caso:

The government’s priority remains ensuring the draft Withdrawal Agreement is finalised and concluded. This would ensure that UK entities’ right to participate in Horizon 2020 would be unaffected by the UK’s withdrawal from the EU for the lifetime of projects financed by the current MFF

EU factsheet: le moderne norme UE sul diritto d’autore

La Commissione europea ha recentemente pubblicato un factsheet riassumento differenti aspetti della situazione correnti riguardo le norme sul copyright.

In questo documento, una varietà di interessanti questioni sono spiegate in maniera comprensiva, includendo la necessita di riformare la legislazione relativa all’EU copyright ed anche il processo che ha portato all’eveluzione di questo tema fino ad oggi.

Maggiori info qui.

Bilancio dell’UE: la Commissione propone 100 miliardi di euro per Horizon Europe

Nel quadro del prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027 la Commissione propone di stanziare 100 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione (include 97,6 miliardi di euro a titolo di Horizon Europe  e 2,4 miliardi di euro per il programma Euratom di ricerca e formazione).

Un nuovo programma – Horizon Europe – consoliderà i risultati e il successo del precedente programma di ricerca e innovazione (Horizon 2020) e consentirà all’UE di restare in prima linea nel settore della ricerca e dell’innovazione a livello mondiale. Horizon Europe è il più ambizioso programma di ricerca e innovazione di sempre.
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L’obbligo di Open Access nella progettazione europea.

Il prossimo 26 giugno sono stato invitato come speaker al seminario “L’obbligo di Open Access nella progettazione europea” che si terrà presso l’aula Leonardo – Edificio Didattica della Macroarea di Ingegneria (via del Politecnico n.1, 2° piano) dell’Università Tor Vergata di Roma.

Il seminario si colloca nel contesto dei progetti finanziati attraverso il programma Horizon 2020, la pubblicazione in Open Access è un obbligo contrattuale di cui tener conto sin dalla fase della redazione della proposta. In particolare, ciascun beneficiario deve garantire l’accesso libero a tutte le pubblicazioni scientifiche relative ai risultati. Leggi tutto “L’obbligo di Open Access nella progettazione europea.”

Open Access e Open Science: l’intervista ad Elena Giglia

Condivido un’interessante intervista ad Elena Giglia, responsabile dell’Unità di progetto Open Access dell’Università di Torino, pubblicato sull’ultimo numero di APRE Magazine. Si parla di Comunicazione Scientifica e Open Access, alcuni degli elementi fondamentali dell’Open Science. Nell’ottica delle future implementazioni previste in FP9 e del ruolo sempre più centrare della Scienza Aperta nel prossimo e nell’attuale programma quadro,  quest’articolo è quanto mai attuale.

Alla luce dei risultati presentati dalla Commissione europea, cerchiamo di capire prima di tutto, con la Dott.ssa Giglia, che cosa non funziona nell’attuale sistema della comunicazione scientifica?

Direi che il sistema nel suo complesso presenta alcune “disfunzioni croniche”. Tecnicamente, gli editori si sono limitati a riprodurre sul web le riviste di carta, senza sfruttare appieno la tecnologia che invece permetterebbe ad esempio di scrivere in modo collaborativo o usare macchine per leggere ed estrarre concetti in pochi secondi. I tempi medi di pubblicazione di un articolo scientifico sono rimasti di 9-18 mesi: ha senso nell’era del web in cui un blog post viene letto istantaneamente? Ma oltre a tecniche obsolete si sono perpetuate altre storture. Non tutti sanno che un autore,
quando pubblica un libro accademico o un articolo su una rivista non riceve alcun compenso economico; ciò che si aspetta è il riconoscimento da parte della comunità scientifica per la condivisione delle sue scoperte. Eppure, gli editori commerciali hanno profitti enormi – intorno al 38%, quando case farmaceutiche sono al 40%…ma pagano la materia prima. In più, 5 editori si spartiscono oltre il 50% del mercato, creando di fatto una situazione di oligopolio, che non è mai positiva perché regole e prezzi sono dettati da pochi.
Un altro paradosso sta nel fatto che ogni università nel mondo paga la propria ricerca quatto volte: stipendia il ricercatore; finanzia la ricerca; una volta che questa viene pubblicata deve “ricomprarla” pagando abbonamenti alle riviste – nel mio ateneo, oltre due milioni l’anno -; infine, se i ricercatori vogliono riutilizzare quanto loro stessi hanno pubblicato, devono pagare diritti di riuso perché gli editori si fanno cedere il copyright. Sulle cifre incassate invece dagli editori nulla si può sapere in virtù di clausole di riservatezza fatte firmare a chi negozia le licenze a livello nazionale. Leggi tutto “Open Access e Open Science: l’intervista ad Elena Giglia”

Un nuovo portale colma il divario tra innovatori e utenti finali di prodotti e servizi che riducono i rischi legati al clima

Climate Innovation Window è un portale di riferimento per le innovazioni che riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il portale permette agli utenti di consultare la banca dati delle innovazioni per tipo di pericolo o per argomento in base a un settore o concetto correlato. Cliccando su un particolare pericolo o argomento se ne ottiene una breve descrizione, seguita dalle innovazioni che rientrano in tale categoria. I rischi elencati sono inondazioni costiere, alluvioni, siccità, ondate di calore, forti precipitazioni, tempeste, incendi e situazioni multi-pericolo. I temi correlati cui ciascuna innovazione è collegata sono l’agricoltura, i disastri e le TIC, l’energia, le foreste, le soluzioni basate sulla natura, i fiumi, le aree urbane, la disponibilità, la qualità e la sicurezza dell’acqua. Leggi tutto “Un nuovo portale colma il divario tra innovatori e utenti finali di prodotti e servizi che riducono i rischi legati al clima”

L’uso dei social media nei progetti H2020

Recentemente la Commissione Europea ha pubblicato un documento o meglio un manuale sull’uso dei social media nei progetti finanziati da Horizon 2020. La guida, scaricabile a questo link, spiega in maniera pratica il perché può essere utile impostare la propria comunicazione attraverso l’uso dei social network ma nello stesso tempo ne evidenzia i rischi. Alcune pagine sono dedicate alla descrizione dei social più comuni, come Facebook, Twitter, Linkedin o Youtube spiegando come utilizzarli al meglio per evitare di sprecare le proprie risorse senza raggiungere gli obiettivi prefissati.

La lettura del documento può essere completata con un training (è un webinar di un’ora) sviluppato dall’EASME su questo topic e raggiungibile a questo link.