tilt shift lens photography of five assorted vegetables

Due opportunità interessanti nel settore della bio-economia

Di seguito segnalo due iniziative molto interessanti dedicati alla bio economia. La prima è una call per identificare prodotti e servizi nel settore agrofood utili al miglioramento del settore in questa situazione di emergenza legata alla pandemia. La seconda iniziativa invece è legata al bio-based e all’accesso al credito per le imprese.

Open call Farm2fork Hackathon

Il Digital Innovation Hub for Agriculture and Food Production ha lanciato una call per selezionare 15 imprese che parteciperanno al Farm2Fork Hackathon – che si svolgerà online il prossimo 24 novembre – al fine di identificare prodotti e servizi nel settore agrifood al fine di migliorare la resilienza del settore di fronte ad emergenze come quella causata dal COVID-19. Le imprese sono invitate a presentare delle soluzioni che possano concorrere alla generazione dei seguenti impatti:
⇒ minimizing negative effects of COVID pandemic in agrifood sector
⇒ increase resilience of the food production and food supply systems in pandemic situations
Le imprese interessate sono invitate ad inviare la propria candidatura entro il 7 ottobre: i 15 selezionati beneficeranno di un programma di coaching e saranno invitate a presentare la propria idea attraverso un elevator pitch di fronte ad una giuria composta da rappresentanti di investitori e imprese del settore: le migliori 3 soluzioni riceveranno un premio in denaro.
Maggiori informazioni e l’application form sono disponibili qui: https://itc-cluster.com/farm2forkhack/

Building a green future. Would you like to invest on it?

Il progetto Biovoices, organizza un workshop europeo per discutere delle problematiche esistenti
nell’accesso al credito e agli investimenti da parte delle imprese impegnate nella creazione di nuovi prodotti bio-based.
Il workshop, organizzato nell’ambito del forum Asebio Investor Day e nell’ambito dell’European Biotechnology Week, si svolgerà online il prossimo 28 ottobre (12.00-14.00) e vedrà tra i relatori la partecipazione della Commissione Europea (John Bell, Director Healthy Planet – DG RTD), di
imprese ed investitori. La partecipazione è gratuita ma la registrazione è obbligatoria. Maggiori informazioni, l’agenda dell’evento e il modulo di iscrizione sono disponibili al
seguente link: https://bit.ly/35fbAAr

Una nuova partnership darà nuovo impulso alla sostenibilità dei processi industriali

Subentra alla partnership pubblica-privata Sustainable Process Industry through Resource and Energy Efficiency (SPIRE) e ha l’obiettivo – basandosi sui risultati raggiunti da Horizon 2020 – di trasformare le industrie ad alto consumo energetico in un’ottica di futuro climate-neutral ed aiutare l’Unione Europea a raggiungere gli obiettivi climatici del 2050.

Sto parlando di Processes4Planets, uno dei 40 partenariati di Horizon Europe, il prossimo programma quadro della Commissione Europea.

“We are increasing and taking a step up in terms of ambitions, [By 2030] we want to be at a point where we are confident that the technological solutions are there and we can prove through demonstrators that we can make it

Pierre Joris, presidente di A.SPIRE (l’associazione che rappresenta le industrie in SPIRE) e membro del board della tedesca DOMO Chemicals

Nei prossimi sette anni, la partnership svilupperà tecnologie che consentano l’elettrificazione, l’uso dell’idrogeno verde e la cattura della CO2, tra le altre, con l’obiettivo di aiutare le industrie ad alta intensità energetica e più inquinanti a diventare sostenibili e neutre dal punto di vista climatico.

Via ScienceBusiness

red green and blue text

European Open Science Cloud: un’opportunità concreta per la ricerca europea

Negli ambienti della ricerca si sente ormai spesso parlare di EOSC. Le istituzioni stanno cercando di capire come saranno coinvolte, mentre i ricercatori si chiedono quale sarà il loro ruolo. Vale la pena chiarire innanzitutto di cosa si tratta: in questo articolo cercheremo di dare una visione di insieme dell’impianto di EOSC e dei suoi obiettivi principali.

EOSC – acronimo di European Open Science Cloud – nasce dall’idea di costruire una infrastruttura per la ricerca europea, con cui facilitare l’iter, le connessioni tra gruppi di lavoro, la condivisione delle esperienze e dei servizi collegati alla conoscenza e al lavoro scientifico, in modo da trarre pieno beneficio da una gestione avanzata e integrata dei dati della ricerca. Questa infrastruttura servirà a implementare appieno la scienza aperta in Europa, creando un ambiente virtuale in cui accedere, analizzare, gestire, depositare o in generale riusare i risultati della ricerca, al di là dei confini delle discipline scientifiche. Un insieme di servizi aperti e gratuiti per 1,7 milioni di ricercatori e 70 milioni di professionisti della scienza e della tecnologia, secondo la stima fornita dalla Commissione Europea nella Communication on the European Cloud Initiative. Non si tratta di un semplice cloud di condivisione di dati, come potrebbe erroneamente suggerire il nome. Tanto meno dell’ennesimo adempimento burocratico. L’intenzione è invece di creare un unico punto di accesso ai risultati e ai gruppi di lavoro di tutta la ricerca pubblica in Europa, facilitando la condivisione e la collaborazione auspicate dalla scienza aperta. A trarne vantaggio non saranno solo i ricercatori, ma anche gli enti finanziatori e le istituzioni. Attualmente se un ricercatore necessita di dati già prodotti da altri enti di ricerca pubblici, è facile che ne ignori l’esistenza, dunque dovrà spendere tempo per individuarli, e probabilmente poi scoprire che non può usarli perché, pur essendo stati riportati in un paper, non sono depositati su un repository (dove possono essere reperiti con facilità, e per esempio nel caso di dati sensibili, possono essere consultati e usati solo con apposita richiesta).

Ad oggi, in sostanza, si spendono molte risorse per raccogliere gli stessi dati, o non si sfrutta appieno il potenziale di quelli già collezionati per esempio con analisi multidisciplinari. 

Continua a leggere quest’articolo su APREmagazine N.12.