Plan S, Open Access e il guanto di sfida lanciato all’editoria scientifica

La potremmo considerare l’Operazione Overlord dell’Open Access. Sto parlando del PlanS, un’iniziativa già annunciata lo scorso luglio all’ESOF 2018 tenutosi a Toulouse, che prevede che dal 1 ° gennaio 2020 tutte le pubblicazioni scientifiche,  figlie di ricerca finanziata con sovvenzioni pubbliche da consigli di ricerca ed enti finanziatori nazionali ed europei, siano pubblicate in conformità con l’Open Access su riviste o/e piattaforme ad accesso aperto. 

Architetto dell’operazione è Robert-Jan Smits, delegato della Commissione Europea all’Open Access, che lancia una sfida importante all’editoria scientifica, insieme a Marc Schiltz presidente di Science Europe, al consiglio scientifico dell’ERC e alla neonata CoalitionS che riunisce undici principali finanziatori di ricerca a livello nazionale (l’Italia è rappresentata dall’INFN). Continua a leggere Plan S, Open Access e il guanto di sfida lanciato all’editoria scientifica

L’obbligo di Open Access nella progettazione europea.

Il prossimo 26 giugno sono stato invitato come speaker al seminario “L’obbligo di Open Access nella progettazione europea” che si terrà presso l’aula Leonardo – Edificio Didattica della Macroarea di Ingegneria (via del Politecnico n.1, 2° piano) dell’Università Tor Vergata di Roma.

Il seminario si colloca nel contesto dei progetti finanziati attraverso il programma Horizon 2020, la pubblicazione in Open Access è un obbligo contrattuale di cui tener conto sin dalla fase della redazione della proposta. In particolare, ciascun beneficiario deve garantire l’accesso libero a tutte le pubblicazioni scientifiche relative ai risultati. Continua a leggere L’obbligo di Open Access nella progettazione europea.

Open Access e Open Science: l’intervista ad Elena Giglia

Condivido un’interessante intervista ad Elena Giglia, responsabile dell’Unità di progetto Open Access dell’Università di Torino, pubblicato sull’ultimo numero di APRE Magazine. Si parla di Comunicazione Scientifica e Open Access, alcuni degli elementi fondamentali dell’Open Science. Nell’ottica delle future implementazioni previste in FP9 e del ruolo sempre più centrare della Scienza Aperta nel prossimo e nell’attuale programma quadro,  quest’articolo è quanto mai attuale.

Alla luce dei risultati presentati dalla Commissione europea, cerchiamo di capire prima di tutto, con la Dott.ssa Giglia, che cosa non funziona nell’attuale sistema della comunicazione scientifica?

Direi che il sistema nel suo complesso presenta alcune “disfunzioni croniche”. Tecnicamente, gli editori si sono limitati a riprodurre sul web le riviste di carta, senza sfruttare appieno la tecnologia che invece permetterebbe ad esempio di scrivere in modo collaborativo o usare macchine per leggere ed estrarre concetti in pochi secondi. I tempi medi di pubblicazione di un articolo scientifico sono rimasti di 9-18 mesi: ha senso nell’era del web in cui un blog post viene letto istantaneamente? Ma oltre a tecniche obsolete si sono perpetuate altre storture. Non tutti sanno che un autore,
quando pubblica un libro accademico o un articolo su una rivista non riceve alcun compenso economico; ciò che si aspetta è il riconoscimento da parte della comunità scientifica per la condivisione delle sue scoperte. Eppure, gli editori commerciali hanno profitti enormi – intorno al 38%, quando case farmaceutiche sono al 40%…ma pagano la materia prima. In più, 5 editori si spartiscono oltre il 50% del mercato, creando di fatto una situazione di oligopolio, che non è mai positiva perché regole e prezzi sono dettati da pochi.
Un altro paradosso sta nel fatto che ogni università nel mondo paga la propria ricerca quatto volte: stipendia il ricercatore; finanzia la ricerca; una volta che questa viene pubblicata deve “ricomprarla” pagando abbonamenti alle riviste – nel mio ateneo, oltre due milioni l’anno -; infine, se i ricercatori vogliono riutilizzare quanto loro stessi hanno pubblicato, devono pagare diritti di riuso perché gli editori si fanno cedere il copyright. Sulle cifre incassate invece dagli editori nulla si può sapere in virtù di clausole di riservatezza fatte firmare a chi negozia le licenze a livello nazionale. Continua a leggere Open Access e Open Science: l’intervista ad Elena Giglia