European Open Science Cloud: un’opportunità concreta per la ricerca europea

Negli ambienti della ricerca si sente ormai spesso parlare di EOSC. Le istituzioni stanno cercando di capire come saranno coinvolte, mentre i ricercatori si chiedono quale sarà il loro ruolo. Vale la pena chiarire innanzitutto di cosa si tratta: in questo articolo cercheremo di dare una visione di insieme dell’impianto di EOSC e dei suoi obiettivi principali.

EOSC – acronimo di European Open Science Cloud – nasce dall’idea di costruire una infrastruttura per la ricerca europea, con cui facilitare l’iter, le connessioni tra gruppi di lavoro, la condivisione delle esperienze e dei servizi collegati alla conoscenza e al lavoro scientifico, in modo da trarre pieno beneficio da una gestione avanzata e integrata dei dati della ricerca. Questa infrastruttura servirà a implementare appieno la scienza aperta in Europa, creando un ambiente virtuale in cui accedere, analizzare, gestire, depositare o in generale riusare i risultati della ricerca, al di là dei confini delle discipline scientifiche. Un insieme di servizi aperti e gratuiti per 1,7 milioni di ricercatori e 70 milioni di professionisti della scienza e della tecnologia, secondo la stima fornita dalla Commissione Europea nella Communication on the European Cloud Initiative. Non si tratta di un semplice cloud di condivisione di dati, come potrebbe erroneamente suggerire il nome. Tanto meno dell’ennesimo adempimento burocratico. L’intenzione è invece di creare un unico punto di accesso ai risultati e ai gruppi di lavoro di tutta la ricerca pubblica in Europa, facilitando la condivisione e la collaborazione auspicate dalla scienza aperta. A trarne vantaggio non saranno solo i ricercatori, ma anche gli enti finanziatori e le istituzioni. Attualmente se un ricercatore necessita di dati già prodotti da altri enti di ricerca pubblici, è facile che ne ignori l’esistenza, dunque dovrà spendere tempo per individuarli, e probabilmente poi scoprire che non può usarli perché, pur essendo stati riportati in un paper, non sono depositati su un repository (dove possono essere reperiti con facilità, e per esempio nel caso di dati sensibili, possono essere consultati e usati solo con apposita richiesta).

Ad oggi, in sostanza, si spendono molte risorse per raccogliere gli stessi dati, o non si sfrutta appieno il potenziale di quelli già collezionati per esempio con analisi multidisciplinari. 

Continua a leggere quest’articolo su APREmagazine N.12.

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