Conferenza annuale APRE 2020: Risultati prima giornata.

Al via la Conferenza APRE 2020: “Investire nella ricerca e innovazione è la chiave per un futuro inclusivo”

“A livello europeo la sfida è continuare ad investire nel nostro futuro, ad investire in maniera massiccia sulla ripresa dell’Europa e a beneficio di una società resiliente” così Jean-Eric Paquet, direttore generale, DG Ricerca e innovazione della Commissione europea, intervenendo nella giornata di apertura della Conferenza Annuale APRE 2020 “VERSO UN NUOVO FUTURO. La Ricerca & Innovazione europea in rete” che si svolgerà on line fino al 23 ottobre.

La Conferenza Annuale APRE 2020 ha avviato oggi pomeriggio i lavori, che si terranno per cinque giorni consecutivi, con un ricco programma di riflessioni e dibattiti su politiche, approcci e finanziamenti europei per l’intero ecosistema di ricerca e innovazione.

La Conferenza di quest’anno rappresenta un invito per la più ampia comunità nazionale a condividere conoscenza, discutere le soluzioni alle molteplici sfide del nostro presente e  fare sistema verso il futuro che vogliamo, come testimonia la presenza del Ministro dell’Università e Ricerca, Gaetano Manfredi che ha aperto nel pomeriggio i lavori della Conferenza, ricordando dell’importanza della collaborazione europea come volano per lo sviluppo del nostro sistema ricerca e come strumento per uscire più robusti dalla crisi economica indotta dalla pandemia………

Intervento del Presidente di APRE Alessandro Damiani

Uno degli argomenti al centro della relazione del Presidente di APRE Alessandro Damiani è stato di sottolineare come “Questa è una conferenza speciale, non solo perché coincide con i trent’anni dell’APRE, ma soprattutto perché ospiterà dialoghi di alto profilo sui temi della ricerca e dell’ innovazione, con i direttori della Commissione europea e personalità di spicco dall’Italia, insieme a circa 3000 protagonisti del mondo della scienza e della tecnologia del nostro paese”.

Come ha evidenziato il Presidente Damiani,” Horizon Europe, il nuovo Programma Quadro europeo della ricerca e dell’innovazione, parte il prossimo primo gennaio con un budget di quasi 90 miliardi € per i prossimi sette anni.  Un programma molto ambizioso e competitivo, che premia l’eccellenza e la capacità di cooperazione.   “Negli ultimi anni il ritorno economico per l’Italia dal Programma Quadro europeo è stato dell’ 8 – 8,5%, pari a 600-700 milioni € all’anno.  Col nuovo programma dobbiamo puntare al 10%: un obiettivo molto ambizioso ma raggiungibile con uno sforzo corale di tutto il paese”. Un’occasione imperdibile per rafforzare il sistema paese e consentirgli di svolgere un ruolo da protagonista nell’affrontare le grandi sfide dell’oggi e del domani: salute pubblica, Green Deal, cambiamento climatico, digitalizzazione, produzione e consumo intelligenti e sostenibili”.

Sette direttori della Commissione europea si confronteranno con rappresentanti delle istituzioni ed esperti nazionali negli APREdialogue sui temi “caldi” in agenda.

Qui parliamo di un’Europa delle opportunità e non dei vincoli.  Opportunità di sviluppo, di cooperazione e di finanziamento.  Opportunità di crescita e di modernizzazione per il nostro sistema ricerca e quindi in prospettiva per tutto il paese.  Opportunità per superare la crisi indotta dal Covid, costruendo un nuovo modello di sviluppo fondato sulla conoscenza, sulla capacità innovativa e sulla sostenibilità”.

Il Presidente Damiani ha poi concluso il suo intervento ricordando come APRE, forte dei suoi trent’anni di esperienza, dei suoi rapporti privilegiati con le istituzioni italiane ed europee, della sua rete di associati sempre più numerosi e impegnati sul fronte europeo, è pronta a raccogliere questa sfida aiutando i ricercatori e gli innovatori italiani a cogliere le nuove opportunità.

Intervento di Jean-Eric Paquet

Durante l’appuntamento pomeridiano con Jean- Eric Paquet, direttore generale, DG Ricerca e innovazione della Commissione europea,ungruppo di giovani redattori e redattrici dei network Europeers e ANG InRadio hanno seguito i momenti salienti della Conferenza Annuale APRE 2020 focalizzando l’attenzione sui temi al centro della politica europea in materia di ricerca e innovazione. L’iniziativa “Reporter dal Futuro” nasce dalla collaborazione tra APRE e ANG- Agenzia Nazionale per i Giovani, nell’ambito di un Protocollo siglato nei giorni scorsi e  

rappresenta l’occasione di avvio di un percorso di formazione, ascolto ed empowerment della società rappresentata dai più giovani, per meglio veicolare alle giovani generazioni in che maniera Horizon Europe è vicino e contribuirà al loro futuro. 

“Ai giovani con noi oggi dico di ‘sfidarci’. Di prender parte alla discussione e al disegno delle politiche: di esser parte attiva della nostra democrazia perché saranno le giovani generazioni a darle forma” ha concluso.

La Conferenza Annuale APRE 2020 “VERSO UN NUOVO FUTURO. La Ricerca & Innovazione europea in rete” si svolge on line dal 19 al 23 ottobre.

Partecipazione libera e gratuita.

Qui il programma e la diretta streaming: www.aprecon2020.it

Via Comunicazione APRE

Streaming dalla Conferenza APRE 2020: Min. Manfredi, Jean – Eric Paquet e gli interventi da non perdere – 19 ottobre

Oggi 19 ottobre alle ore 15:00 parte la Conferenza Annuale APRE 2020 “VERSO UN NUOVO FUTURO. La Ricerca & Innovazione”. Ospiti d’eccezione, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi e il direttore generale, DG Ricerca e Innovazione, Commissione europea, Jean – Eric Paquet. Parteciperanno i ragazzi del progetto Reporter dal Futuro, nato dalla collaborazione tra APRE e ANG (Agenzia Nazionale Giovani)

Puoi seguire in streaming tutti gli appuntamenti in programma dal 19 al 23 ottobre sul sito www.aprecon2020.it

——> Segui in streaming <—–

APPUNTAMENTI DEL 19 OTTOBRE

Ore 15.00 – 16.30

APERTURA DELLA CONFERENZA

  • Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca

I dati ci raccontano

Serena Borgna e Matteo Sabini, APRE

Verso un nuovo futuro

Alessandro Damiani, Presidente APRE

Trent’anni dopo – Ritorno al futuro [Video racconto]

Ore 16.30 – 17.30

R&I: A POWERFUL POLICY INSTRUMENT FOR EUROPE’S FUTURE

  • Jean-Eric Paquet, direttore generale, DG Ricerca e Innovazione, Commissione europea

Ore 17.30 -18.15

APREmug “PUBLIC CHI? ENGAGEMENT E I SUOI DERIVATI” #openscience

Modera Chiara Buongiovanni, APRE

  • Alex Giordano, Direttore scientifico Societing 4.0
  • Lucia Abbinante, Direttrice generale ANG – Agenzia Nazionale Giovani
  • Marco Falzetti, direttore APRE


Segui in streaming gli appuntamenti del 19 ottobre

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IN BREVE

La Conferenza Annuale APRE 2020 si svolge online, dal 19 al 23 ottobre ed è aperta alla partecipazione di tutti. L’intera comunità italiana R&I e tutti gli interessati avranno l’opportunità di conoscere e discutere gli scenari e i finanziamenti europei per la Ricerca & Innovazione, in vista di Horizon Europe.

Chi può seguire la Conferenza?

La Conferenza è aperta a tutti, la partecipazione è libera e gratuita.

Come partecipare?

Tutti gli appuntamenti in programma sono trasmessi in streaming nel sito della Conferenza. Per seguire gli appuntamenti di interesse basta andare sul sito www.aprecon2020.it nel giorno e ora indicati in programma.

Perché registrarsi?

I registrati alla Conferenza riceveranno promemoria quotidiano degli appuntamenti in agenda e notifica degli atti una volta on line.

Consulta il programma completo e registrati

Via Comunicazione APRE

Horizon Results Platform – per cercare e farti trovare

E’ stata recentemente rilasciata una versione aggiornata e potenziata dell’Horizon Results Platform, lo strumento della Commissione Europea che ti permette di scoprire le ricchezze dei risultati della ricerca finanziata dall’UE e di metterti in contatto con i loro creatori.

Recentemente Mariya Gabriel Commissaria per Innovazione, ricerca, cultura, istruzione e giovani ha definito la piattaforma come “…a place where EU Research project results can flourish into innovations that contribute to our society and economy, and to a sustainable future!”. Insomma, un endorsment non da poco.

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Ultime novità su Horizon Europe #1

Con questo posto, vorrei impostare un appuntamento periodico (proviamo settimanale), in cui raccolgo e condivido le novità più interessanti relative al nuovo programma Horizon Europe.

Cercherò di impostare la raccoltà nella maniera più ampia e inclusiva anche se probabilmente poi le notizie condivise graviteranno maggiormente sui temi che seguo più da vicino relativi al Cluster 5 e Cluster 6 del programma.


Il Consiglio chiude l’accordo su Horizon Europe – i testi

I ministri della ricerca dei 27 Stati Membri – riuniti per il Consiglio Competitività (Ricerca e Innovazione) – hanno raggiunto ieri (29 settembre) l’accordo sui testi legislativi di Horizon Europe, approvando gli orientamenti generali (General Approach) sul regolamento / programma quadro […]

via VersoHorizonEurope


EU ministers hand €200M from EIC budget to Marie Curie in Horizon deal

EU research ministers have agreed on the final details of Horizon Europe, including a linear cut across its programmes to reflect the outcome of the July budget summit, setting the scene for a last minute battle with the European Parliament.

via ScienceBusiness

La nuova frontiera della comunicazione della scienza

Di seguito vi propongo una mia intervista a Giovanni Carrada noto a molti come autore e volto di Superquark, la trasmissione di divulgazione scientifica di Piero Angela. Abbiamo parlato di Comunicazione della Scienza e di come questa andrebbe implementata per essere efficace e di impatto rispetto al nostro target di riferimento.

Oggi la comunicazione della scienza è più facile o più difficile rispetto a quando hai cominciato a fare questo mestiere?

Molto più difficile. Una volta, se riuscivi ad avere accesso a un giornale o a una trasmissione televisiva, tutti ti stavano a sentire e per sembrare bravo, dovevi solo raccontare i fatti in modo chiaro e carino. Oggi i canali di comunicazione si sono moltiplicati a dismisura, e la competizione per l’attenzione delle persone, sempre più scarsa e sempre più fragile, è durissima. Lo sforzo
di fantasia e creatività supera ormai quello per capire l’argomento che dovrai raccontare e spiegare. Anche l’autorevolezza te la devi guadagnare con le unghie e con i denti. Non basta più conoscere i fatti, devi anche convincere le persone che li conosci meglio degli altri.
Con la rivoluzione digitale, la comunicazione è stato disintermediata, e chiunque può parlare, almeno teoricamente, a tutto il mondo. Il che vuol dire che chiunque scrive o dice quello che gli pare senza nessun filtro, senza nessuna sia pur minima verifica dei fatti, e senza dover rispondere di quello che esprime. Il risultato è che, soprattutto sugli argomenti più “caldi”,
il cittadino che si informa sul web trova tanti messaggi che non è in grado di valutare o di gestire e di cui spesso non conosce la fonte o comunque non la sa valutare. E può facilmente cadere vittima di una serie di distorsioni cognitive sistematiche, mettendosi in testa delle opinioni completamente sbagliate. A quel punto, fargliele cambiare diventa difficilissimo.

In quali ambiti il comunicatore della scienza si trova più in difficoltà?

Probabilmente quando si parla di tecnologie che comportano qualche tipo di rischio, reale o immaginato. Penso alla questione dei vaccini, agli OGM o al genome editing in agricoltura, ai
campi elettromagnetici, ai pesticidi, alla presenza di certe infrastrutture, all’uso di certe sostanze chimiche. Nel corso della nostra evoluzione, la selezione naturale ha premiato chi si preoccupava
dei rischi, anche ingigantendoli, non chi li sottovalutava. Siamo molto avversi ai rischi, soprattutto a quello di perdere qualcosa. C’è una letteratura scientifica vastissima che dimostra come la nostra mente valuti particolarmente male i rischi, e in particolare valuti malissimo la
probabilità dei rischi. Quasi mai esperti e opinione pubblica valutano lo stesso rischio allo stesso modo: in genere quello che preoccupa molto noi preoccupa poco l’esperto, ma anche viceversa. A
questo problema di sempre dobbiamo aggiungere quello di cui parlavamo prima, perché chiunque può gettare benzina sul fuoco degli allarmismi, vuoi per ignoranza o ingenuità, vuoi per interesse.
Parlare male di una nuova tecnologia aiuta sempre a difendere gli interessi di quella vecchia, o di una concorrente, ma serve anche a fare più audience (If it bleeds, it leads, dicono i giornalisti) o a
ergersi a paladini dei cittadini. Questo è il cosiddetto virtue signalling, tipico dei politici. Il combinato di tutti questi fattori fa spesso sì che il messaggio scientifico corretto si trovi in una situazione di svantaggio, a volte drammatico. E trovare una comunicazione capace di rovesciare
questo rapporto di forza è difficilissimo.

La politica aiuta o è d’ostacolo nel dirimere le controversie basate sulla scienza?

La politica potrebbe, anzi dovrebbe aiutare, perché il suo ruolo è proprio quello di comporre interessi divergenti e trovare una sintesi efficace. Nel caso dei pesticidi, per esempio, c’è sostanzialmente riuscita: l’Europa ha forse la regolazione migliore al mondo, e riesce a tutelare molto bene sia gli agricoltori che i consumatori. Il problema nasce quando la politica usa il tema scientifico come un’arma contro gli avversari, diventando un ulteriore fattore di confusione e di possibilità di disinformazione, soprattutto oggi, in cui sempre a causa del cambiamento nel mondo della comunicazione anche perché la comunicazione politica in questi anni si è molto polarizzata e molto semplificata. Un esempio emblematico è rappresentato dal dibattito sul cambiamento climatico, che nel caso degli Stati Uniti è estremamente polarizzato tra democratici e repubblicani. Se voti democratico, il cambiamento climatico è un’emergenza che richiede interventi straordinari come in una guerra. Se voti repubblicano, il cambiamento climatico
non è un vero problema, e forse anzi è un complotto degli scienziati. Questo tipo di polarizzazione divide l’opinione pubblica in due tribù politico-culturali tenacissime. Se vai da queste persone e con dati alla mano cerchi di argomentare come stanno realmente le cose, non solo non riesci a convincerle, ma rischi di rafforzare ancora di più la loro idea sbagliata, perché con il tuo approccio minacci quella che ormai fa parte della loro identità. È difficile in questo clima
fare scelte sagge, anziché scelte popolari o semplicistiche, o addirittura non farne per niente.

Come si fa a cambiare una percezione pubblica molto radicata?

In generale, bisogna liberarsi una volta per tutte dell’illusione che basti spiegare i fatti, perché le persone cambino magicamente idea. Prendiamo il caso dei vaccini. Grazie a una frode, peraltro
poi ampiamente smascherata, nel 1998 nasce un’opposizione fortissima alle vaccinazioni infantili, che per più di vent’anni resiste a ogni tipo di smentita che la scienza è riuscita a mettere in
campo, grazie anche a una presenza capillare sui social media, alle prese di posizione di celebrità del mondo dello spettacolo, all’opportunismo di alcuni politici. Invece in Italia, un paio di anni
fa, avviene un piccolo miracolo. Alcuni giornalisti e ricercatori smettono di contrastare l’opposizione ai vaccini sul suo terreno, quello del pericolo dell’autismo, e portano all’attenzione
dell’opinione pubblica il problema dei bambini immunodepressi (per fortuna molto pochi) che vanno a scuola e lì si trovano in pericolo perché privati della “immunità di gregge” offerta da compagni tutti vaccinati. Quello che succede è che nel giro di qualche mese il sentimento generale – nell’opinione pubblica, nei media, nella politica – cambia, e diventa anzi possibile un giro di vite normativo per rialzare le coperture vaccinali, che erano scese a un livello allarmante.
Che cos’era successo? Che nell’immaginario pubblico l’immagine del bambino diventato improvvisamente autistico è stata sostituita da quella del bambino, magari in cura per la leucemia,
che si trova in pericolo in un luogo – la scuola – in cui ogni bambino ha il diritto di trovarsi al sicuro. Il colpo di genio, dal punto di vista della comunicazione, è stato quello di far leva su un bias cognitivo, su un sentimento, grazie ad altri fatti.

Quali sono oggi i criteri per una corretta comunicazione scientifica?

Ce ne sono di due tipi. Innanzitutto ci sono quelli di sempre, cioè rispettare la lettera e la sostanza di quello che si sa sull’argomento: analizzare bene le fonti, confrontarsi con gli esperti, cercare insomma di dare una panoramica oggettiva e completa dell’argomento.
E poi ci sono criteri meno ovvi, ma altrettanto importanti. Su temi come i vaccini, il cambiamento climatico o l’impatto dell’intelligenza artificiale, una comunicazione tradizionale fatta in maniera chiara, pulita e logica, in realtà si rivela un’arma spuntata. In questo caso il criterio di qualità da tenere in considerazione è relativo all’efficacia.
Secondo me, la nuova frontiera della comunicazione della scienza è una saggia applicazione dei meccanismi della retorica e della persuasione. Da quelli che ci ha insegnato Aristotele a quelli scoperti dalla psicologia sociale e cognitiva. Ogni volta che fai una comunicazione pubblica
non stai parlando al tuo collega che condivide con te un enorme quantità di conoscenze pregresse, abituata a guardare i dati, addestrata a evitare le trappole del senso comune. Stai parlando con tutti gli altri, quindi con persone che hanno già qualche cosa in testa, che hanno dei pregiudizi e dei bias cognitivi. Persone come noi, ogni volta che affrontiamo un problema al di fuori
del nostro ambito professionale. In altre parole, devi imparare a essere efficace, perché se non sei efficace ti condanni all’irrilevanza. La sfida – ed è una sfida tutta etica – sta naturalmente nel trovare un equilibrio tra l’uso di strumenti retorici anche raffinati da una parte, e il rispetto dello spirito e della sostanza della scienza in questione dall’altro.

Quale ruolo può giocare in futuro il comunicatore scientifico?

Auspicabilmente, dovrebbe giocare un ruolo molto più importante, perché è il tramite fondamentale fra innovazione e società. Ma non ci dovrebbero essere solo più persone che lo fanno di mestiere. Ci dovrebbe anche essere un numero sufficiente di scienziati che
sappiano comunicare
. In ogni settore della scienza ci dovrebbe essere almeno un ricercatore che sia anche un bravo comunicatore. Corretto e persuasivo. Dovrebbe essere cura quindi di ogni singola comunità scientifica identificare al suo interno chi ha la stoffa, la base e la voglia di assumere il ruolo del public scientist.
Come “allenarne” uno? Facendolo lavorare per un po’ con un bravo comunicatore. Presto comincerà a prenderci gusto, e non smetterà più.

Fonte APRE Magazine

Ufficialmente lanciate le call Green Deal

Forse già lo sapete ma sul Funding and Tenders Portal sono stati pubblicati i testi dei topic della European Green Deal Call. Non è ancora possibile filtrarli in automatico ma se nel campo di testo relativo alla ricerca inserite il testo Green Deal dovrebbe apparire la lista grosso modo completa.

L’ European Green Deal Call rappresenta ad oggi l’ultima possibilità di finanziamento in Horizon 2020 con circa 1 miliardo di euro di investimenti per dare impulso alla transizione verde e digitale.

Leggi tuttoUfficialmente lanciate le call Green Deal

tilt shift lens photography of five assorted vegetables

Due opportunità interessanti nel settore della bio-economia

Di seguito segnalo due iniziative molto interessanti dedicati alla bio economia. La prima è una call per identificare prodotti e servizi nel settore agrofood utili al miglioramento del settore in questa situazione di emergenza legata alla pandemia. La seconda iniziativa invece è legata al bio-based e all’accesso al credito per le imprese.

Open call Farm2fork Hackathon

Il Digital Innovation Hub for Agriculture and Food Production ha lanciato una call per selezionare 15 imprese che parteciperanno al Farm2Fork Hackathon – che si svolgerà online il prossimo 24 novembre – al fine di identificare prodotti e servizi nel settore agrifood al fine di migliorare la resilienza del settore di fronte ad emergenze come quella causata dal COVID-19. Le imprese sono invitate a presentare delle soluzioni che possano concorrere alla generazione dei seguenti impatti:
⇒ minimizing negative effects of COVID pandemic in agrifood sector
⇒ increase resilience of the food production and food supply systems in pandemic situations
Le imprese interessate sono invitate ad inviare la propria candidatura entro il 7 ottobre: i 15 selezionati beneficeranno di un programma di coaching e saranno invitate a presentare la propria idea attraverso un elevator pitch di fronte ad una giuria composta da rappresentanti di investitori e imprese del settore: le migliori 3 soluzioni riceveranno un premio in denaro.
Maggiori informazioni e l’application form sono disponibili qui: https://itc-cluster.com/farm2forkhack/

Building a green future. Would you like to invest on it?

Il progetto Biovoices, organizza un workshop europeo per discutere delle problematiche esistenti
nell’accesso al credito e agli investimenti da parte delle imprese impegnate nella creazione di nuovi prodotti bio-based.
Il workshop, organizzato nell’ambito del forum Asebio Investor Day e nell’ambito dell’European Biotechnology Week, si svolgerà online il prossimo 28 ottobre (12.00-14.00) e vedrà tra i relatori la partecipazione della Commissione Europea (John Bell, Director Healthy Planet – DG RTD), di
imprese ed investitori. La partecipazione è gratuita ma la registrazione è obbligatoria. Maggiori informazioni, l’agenda dell’evento e il modulo di iscrizione sono disponibili al
seguente link: https://bit.ly/35fbAAr