I dati raccontano le performance italiane in Horizon 2020

Il prossimo 17 marzo (10.00-13.15, online) è stata organizzato da APRE, un evento dedicato all’esperienza di partecipazione italiana in Horizon 2020, con l’obiettivo di identificare e valorizzare le lezioni apprese per preparare la comunità nazionale ad Horizon Europe

L’evento, dal titolo La ricerca europea in Italia: i dati raccontano, vedrà il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e di quello industriale.

Stando ai dati – annualmente analizzati da APRE nel rapporto “Una panoramica sulla partecipazione italiana a Horizon 2020” – tra il 2014 e il 2020 oltre 3.700 enti italiani sono stati finanziati da Horizon 2020, per un totale di circa 5,7 miliardi di euro, pari all’8,3% di quanto assegnato dall’intero programma. Con Horizon Europe alle porte, diventa imprescindibile affrontare una riflessione sulle lezioni apprese e le buone prassi maturate nel periodo 2017-2020, supportata appunto dai dati.

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E’ alto il numero di proposte sottomesse alla call Green Deal

Come prevedibile è alto il numero di proposte sono state sottomesse in risposta alla call Green Deal. Un totale di 1550 sono le idee progettuali inviati e così distribute nei differenti topics:

– LC-GD-1-1-2020: 6

– LC-GD-1-1-2020: 49

– LC-GD-1-2-2020: 13

– LC-GD-1-3-2020: 4

– LC-GD-1-3-2020: 29

– LC-GD-2-1-2020 (IA): 42

– LC-GD-2-1-2020 (RIA): 56

– LC-GD-2-2-2020: 16

– LC-GD-2-3-2020: 142

– LC-GD-3-1-2020: 16

– LC-GD-3-2-2020: 92

– LC-GD-4-1-2020: 115

– LC-GD-5-1-2020: 44

– LC-GD-6-1-2020: 260

– LC-GD-7-1-2020: 72

– LC-GD-8-1-2020: 94

– LC-GD-8-2-2020: 21

– LC-GD-9-1-2020: 13

– LC-GD-9-2-2020: 89

– LC-GD-9-3-2020: 4

– LC-GD-10-1-2020: 52

– LC-GD-10-2-2020: 117

– LC-GD-10-3-2020: 204

Salta all’occhio la super affluenza su questi tre topic

red green and blue text

European Open Science Cloud: un’opportunità concreta per la ricerca europea

Negli ambienti della ricerca si sente ormai spesso parlare di EOSC. Le istituzioni stanno cercando di capire come saranno coinvolte, mentre i ricercatori si chiedono quale sarà il loro ruolo. Vale la pena chiarire innanzitutto di cosa si tratta: in questo articolo cercheremo di dare una visione di insieme dell’impianto di EOSC e dei suoi obiettivi principali.

EOSC – acronimo di European Open Science Cloud – nasce dall’idea di costruire una infrastruttura per la ricerca europea, con cui facilitare l’iter, le connessioni tra gruppi di lavoro, la condivisione delle esperienze e dei servizi collegati alla conoscenza e al lavoro scientifico, in modo da trarre pieno beneficio da una gestione avanzata e integrata dei dati della ricerca. Questa infrastruttura servirà a implementare appieno la scienza aperta in Europa, creando un ambiente virtuale in cui accedere, analizzare, gestire, depositare o in generale riusare i risultati della ricerca, al di là dei confini delle discipline scientifiche. Un insieme di servizi aperti e gratuiti per 1,7 milioni di ricercatori e 70 milioni di professionisti della scienza e della tecnologia, secondo la stima fornita dalla Commissione Europea nella Communication on the European Cloud Initiative. Non si tratta di un semplice cloud di condivisione di dati, come potrebbe erroneamente suggerire il nome. Tanto meno dell’ennesimo adempimento burocratico. L’intenzione è invece di creare un unico punto di accesso ai risultati e ai gruppi di lavoro di tutta la ricerca pubblica in Europa, facilitando la condivisione e la collaborazione auspicate dalla scienza aperta. A trarne vantaggio non saranno solo i ricercatori, ma anche gli enti finanziatori e le istituzioni. Attualmente se un ricercatore necessita di dati già prodotti da altri enti di ricerca pubblici, è facile che ne ignori l’esistenza, dunque dovrà spendere tempo per individuarli, e probabilmente poi scoprire che non può usarli perché, pur essendo stati riportati in un paper, non sono depositati su un repository (dove possono essere reperiti con facilità, e per esempio nel caso di dati sensibili, possono essere consultati e usati solo con apposita richiesta).

Ad oggi, in sostanza, si spendono molte risorse per raccogliere gli stessi dati, o non si sfrutta appieno il potenziale di quelli già collezionati per esempio con analisi multidisciplinari. 

Continua a leggere quest’articolo su APREmagazine N.12.