Matteo Di Rosa

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Una mia intervista ad Alessandra Fornetti, Sarah Davies e Jacopo Pasotti sul ruolo della comunicazione scientifica

Quella che vi propongo, è una bella e lunga intervista (spero anche utile) che ho fatto al team di coordinamento del progetto QUEST, iniziato lo scorso febbraio e finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020, con l’obiettivo di misurare e definire la qualità e l’efficacia della comunicazione scientifica. Buona lettura!

In un momento storico in cui spesso si fa fatica a capire cosa sia vero e cosa invece è una fake news, quale ruolo può giocare la comunicazione scientifica e come cambia il ruolo della comunicazione scientifica?

Possiamo dire che le “fake news” sono diffuse nella comunicazione scientifica tanto quanto lo sono in altri ambiti. Per comprendere quale può essere il ruolo della comunicazione scientifica rispetto alle fake news è importante innanzitutto chiarire cosa si intende per comunicazione scientifica: la comunicazione scientifica – e la scienza in generale – non pretende di essere depositaria di verità. Bisogna piuttosto pensare la comunicazione scientifica come quelle conversazioni, quei luoghi o quelle occasioni in cui la scienza viene presentata al pubblico e discussa con il pubblico, e chiedersi come questi momenti possano essere organizzati in modo tale che la società nel suo complesso ne possa beneficiare. Non è utile categorizzare un certo tipo di conoscenza come “vera” o “falsa”, o preoccuparci troppo della loro precisione. Dobbiamo invece chiederci: quanti punti di vista diversi si sentono? Che valori vengono promossi? La migliore comunicazione scientifica tende ad essere dialogica sia nei contenuti che veicola che nel modo in cui lo fa. E quando si tratta di “fake news” dobbiamo considerare il dibattito che possono far scaturire cosicchè non venga ascoltata solo un’unica posizione.

La comunicazione scientifica per raccontare la scienza, o la comunicazione scientifica per creare fiducia nella scienza. Queste cose sono sempre andate di pari passo? Come sta evolvendo questa attività?

L’idea che comprensione e fiducia siano strettamente legate nel contesto della comunicazione scientifica fa riferimento a ciò che in letteratura è conosciuto come “deficit model”. Tale modello sostiene che “conoscere la scienza implica amare la scienza”. Il problema di questo modello – al quale sottosta il concetto che il pubblico non è altro che una tabula rasa che semplicemente assimila i fatti scientifici così come gli vengono presentati – è che ignora le conoscenze e i valori che ciascun individuo già possiede, ovvero il fatto che ognuno può avere buone ragioni per non credere nella scienza a occhi chiusi. Parlando di fiducia, dobbiamo anche considerare quanto siano affidabili le istituzioni scientifiche e quanto lo possano diventare. La domanda centrale e più interessante è chiedersi perché la gente può essere così titubante a fidarsi del sapere scientifico, a credere a tutto quello che gli scienziati affermano o a seguire raccomandazioni che provengono dal mondo della scienza. Quali sono le conoscenze e i valori che guidano le loro azioni?

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